Digitalizzazione, ottima ma...da maneggiare con cura!

letto 2357 voltepubblicato il 13/04/2015 - 23:10 nel forum Forum generale, in Osservatorio Spending Review

Prendiamo lo spunto per questa nuova discussione dell'Osservatorio partendo dall’obbligo di fatturazione elettronica da parte dei fornitori di beni e servizi alla pubblica amministrazione che, come è noto, è divenuto operativo da un paio di settimane (il 31 marzo esattamente).

L’innovazione è stata salutata dal premier Renzi come “un cambiamento epocale (che) porterà grandi risparmi di tempo e denaro non solo per lo Stato (e parliamo di circa 1,5 miliardi di euro l'anno), ma anche per le aziende che lavorano con la Pubblica Amministrazione…un rapporto più semplice e più trasparente, con il controllo della spesa da parte dello Stato e con la certezza dei tempi di pagamento per le aziende. Questo è un pezzo fondamentale della riforma della PA, che la rende più moderna, più efficiente, più vicina alle esigenze del cittadino e delle imprese…” ()

La stima dei risparmi deriva da uno studio del Politecnico di Milano, secondo il quale la nuova fattura elettronica determinerebbe un risparmio medio di ben 17 euro per ognuna delle fatture emesse ogni anno verso le Pubbliche Amministrazioni (che ammontano in un anno a ben 60 milioni). La stima esatta porta dunque a 1,02 miliardi di euro (17 € * 60 milioni), derivanti dalla riduzione dei costi di manodopera per stampa, imbustamento, spedizione, gestione relazione con la P.A. e preparazione all’archiviazione.

In realtà, come era già noto ai primi studiosi, l’informatica è solo parzialmente un problema di costi, poiché – quando viene utilizzata per lo svolgimento di compiti gestionali - si configura come una vera e propria tecnologia d’organizzazione, che permette di organizzare e gestire diversamente i fattori produttive e le risorse [Maggiolini P. (1981). Costi e Benefici di un Sistema Informativo. Milano: Etas Libri]. Per esempio, è stato osservato come la fattura elettronica potrebbe anche complicare i processi interni delle Pa: chi riceve il file, dove lo immagazzina, come effettua il pagamento?

Non è detto, peraltro, che parte dei costi risparmiati non si riversi sui fornitori, in particolare quelle numerose piccole realtà imprenditoriali che hanno prestazioni di importo ridotto con l’amministrazione pubblica di poche centinaia di euro e che devono affrontare comunque costi con il nuovo meccanismo di fatturazione. Né è chiaro come la fattura elettronica possa – di per sé – risolvere l’annoso problema del ritardo dei pagamenti da parte della P.A. alle imprese.

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Del resto, era stato lo stesso Politecnico di Milano a mettere in guardia dalle facili euforie, in un crudo rapporto del 2011 (che qui riproponiamo), nel quale mostrava come la maggior parte dei processi di digitalizzazione nella P.A., realizzati con grande profusione di investimenti, avesse sin a quel momento prodotto risultati quanto meno deludenti. In un interessante articolo pubblicato su la voce.info lo scorso 8 aprile, si argomenta per esempio come l’impiego della digitalizzazione nelle scuole (tablet, lavagne interattive multimediali, etc.) abbia sinora determinato effetti pressoché nulli sull’efficacia didattica.

Il parere di chi scrive è che gli effetti della digitalizzazione, come quelli di qualsiasi altra tecnologia, vanno valutati alla luce dei più ampi cambiamenti organizzativi che essi determinano. La digitalizzazione costituisce una leva imprescindibile della spending review, come è stato provato in alcuni casi emblematici come quello della Danimarca o dell’Estonia, che sono riconosciute quali nazioni pioniere in questo settore. Non può però essere la panacea per organizzazioni mal disegnate o malamente gestite. Ben difficilmente, come parrebbe evidenziarsi, un tablet riesce a sostituire un insegnante ben preparato.

Non bisogna dimenticare inoltre che la sua attuazione – oltre a rappresentare un argomento di facile appeal per la politica (chi potrebbe dichiararsi contro?) - è anche sollecitata da numerosi e potenti produttori internazionali di software e tecnologie, oltre che da altrettanto ramificate società di consulenza. L’invito, su cui ci piacerebbe confrontarci con i frequentatori di questo Osservatorio, è dunque a postare le vostre impressioni, valutazioni e casi concreti di applicazione, per cercare, per quanto ci è possibile, di portare un contributo alla comprensione di un fenomeno che, come si è visto, cela anche aspetti non del tutto scontati.

5 commenti

Lucia Ciambrino

Lucia Ciambrino29/01/2016 - 12:38

Salve a tutti,

mi inserisco nella discussione segnalandovi questo articolo di Luca Tremolada apparso a ottobre scorso su Il Sole 24 Ore sul valore e l'importanza del mercato digitale in Europa. Anche i profili applicativi al settore pubblico sono interessanti e quanto mai poco esplorati.

 

Claudia Leone

Claudia Leone02/06/2015 - 20:31 (aggiornato 02/06/2015 - 20:31)

Sul tema vi segnalo l’articolo di Marco Rogari pubblicato il 28 maggio scorso su Il Sole 24Ore in cui si fa riferimento al ruolo dell’innovazione tecnologica nell’ambito della spending review, sulla base di quello che è emerso dal convegno intitolato “Dal privato cittadino alle casse pubbliche, e ritorno - Come creare valore collettivo con la buona gestione delle risorse”, organizzato a Roma nell’ambito di Forum Pa 2015 e al quale hanno partecipato, tra gli altri, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Ascoli e delegato Anci, Guido Castelli, il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, e il presidente dell’Associazione Openpolis, Vittorio Alvino.

Claudia Leone

Claudia Leone21/04/2015 - 15:04

E’ stato siglato un Protocollo d'intesa tra Regione Lombardia, Anci e Anci Lombardia, per l'attuazione di iniziative di innovazione e digitalizzazione dei Comuni lombardi. L'assessore regionale all'Economia, Crescita e Semplificazione Massimo Garavaglia, a tal proposito, ha affermato che "il progetto Comuni digitali e, in particolare questa iniziativa di razionalizzazione dei Data center, è la strada giusta per realizzare in Lombardia una reale svolta al digitale della Pubblica amministrazione locale e la collaborazione avviata in questi giorni con l'Unione di Comuni Lombarda Asta del Serio ne è un esempio concreto e virtuoso".

Tra gli ambiti di collaborazione del Protocollo vi sono quelli della razionalizzazione dei Data center e dell'erogazione di servizi in modalità cloud.

Obiettivi del Protocollo sono:

  • offrire servizi ICT con livelli in linea con i migliori standard di mercato;
  • ridurre i costi operativi tipici di un Data center (consumi elettrici, manutenzione);
  • recuperare gli spazi attualmente occupati dalle sale CED locali e rispondere alle specifiche direttive in ambito ambientale.

L'attuazione del progetto Comuni Digitali prevede l'erogazione agli Enti tramite le infrastrutture regionali, su richiesta e a seguito di accordo tra Regione e Ente, di due linee di servizio, collegate tra loro, individuate in:

  • Linea di servizio Infrastructure as a Service (IaaS): costituita dall'erogazione di risorse infrastrutturali di storage ed elaborazione presso i Data Center della Regione, assegnate virtualmente a Enti Locali e fruite da queste secondo una logica di Virtual Data Center (VDC);
  • Linea di servizio Disaster Recovery (DR): parallela alle precedenti, costituita dall'erogazione del Disaster Recovery dei Virtual Data Center, basato su una replica dei dati di produzione ed erogazione di risorse di elaborazione presso sito alternativo in caso di danneggiamento del Data Center primario.
Roberto Formato

Roberto Formato19/04/2015 - 00:30

Cara Maria,

grazie anzitutto dell'utile segnalazione.

I piccoli costi cui fai accenno (i commercialisti, i sistemi di intermediazione) in realtà si aggiungono a tanti altri piccoli costi che costellano la vita quotidiana spesso senza differenze essenziali tra grandi e piccole imprese, tra professionisti e artigiani. L'evidenza empirica è che non sempre l'innovazione sia stata salutata con felicità.

Certo, come per tutte le innovazioni occorre un periodo di assestamento al cambiamento. Cito peraltro questa nota diffusa dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, che illustra, con dovizia di particolari, le complicazioni innestate nel sistema dei pagamenti della scuola.

 

 

Maria Fiore

Maria Fiore16/04/2015 - 18:58

Fattura elettronica verso la PA ed altri processi di innovazione telematica: primi problemi di applicazione

A proposito delle difficoltà di implementazione, della scarsa programmazione dei processi di innovazione telematica che, comunque, a regime si auspica migliorino la semplificazione, l’efficienza o altro e degli iniziali maggiori costi previsti, anche in relazione alle dichiarazioni dei redditi precompilate si stima un iniziale maggiore ricorso a CAF e commercialisti e, quindi, un sia pur minimo aumento dei costi per l’utenza.

Per quanto concerne l’obbligo di fatturazione elettronica, si segnala che, completate le fasi di emissione, trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche tramite il Sistema di interscambio (Sdi), sia i fornitori che emettono le fatture sia le pubbliche amministrazioni che le ricevono devono provvedere alla conservazione elettronica di tali documenti. Infatti, l’art. 1 della Legge n. 244/2007, nell'introdurre il meccanismo di fatturazione elettronica, ha reso obbligatorie non solo l’emissione e la trasmissione, ma anche l'archiviazione e conservazione elettronica. E le modalità di conservazione non sono libere. I sistemi di conservazione già esistenti potranno essere adeguati alle nuove regole entro l’11 aprile 2017 – e cioè decorsi 36 mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme – secondo un piano dettagliato che va allegato al manuale di conservazione.

Le pubbliche amministrazioni, per la conservazione dei propri documenti (comprese le “fatturePa” ricevute) devono optare per l’esternalizzazione o meno dei sistemi di conservazione, secondo quanto stabilito dall'articolo 5 del Dpcm 3 dicembre 2013 *

Altra peculiarità ed altri problemi attuali del processo:

  1. La “fatturaPA” è una tipologia di fattura elettronica, l’unica che per le sue caratteristiche può essere accettata dal Sistema di interscambio e, quindi, la sola che può essere usata nei rapporti con la PA (file in formato XML - eXtensible Markup Language -, la cui origine e contenuto ed integrità del contenuto sono garantiti tramite l’apposizione della firma elettronica qualificata di chi emette la fattura, mentre la trasmissione è vincolata alla presenza del codice identificativo univoco dell’ufficio destinatario della fattura riportato nell’ e non tutti sono ad oggi disponibili).
  2. La “fatturaPA” deve contenere una serie di dati obbligatori e non sembra di facile redazione, nonostante le informazioni disponibili sul sito .

 

Sull’argomento riporto il link al sito su cui sono stati resi disponibili i materiali del Convegno “31 marzo 2015: fatturazione elettronica, ultima chiamata!” segnalato da Rita nella Sezione Appuntamenti dell’Osservatorio.

* Per saperne di più vedi IlSole24Ore