Valutare la Performance in Sanità

letto 1506 voltepubblicato il 17/11/2011 - 12:19

Un primo problema che abbiamo affrontato nel processo di autovalutazione è stato quello di un continuo cambiamento nel vertice aziendale. Dal 2009 al 2010 abbiamo avuto ben tre Direttori Generali, questo ha determinato una difficoltà nella visione organizzativa dell’azienda e negli obiettivi di processo.
Questa difficoltà è stata superata impostando l’autovalutazione sui meccanismi immutabili che sono i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), distribuiti sulle tre macroaree: Prevenzione, Distrettuale ed Ospediera. Questa soluzione ha portato ad un errore dovuto alla perdita di “risoluzione” sia per l’ampia variabilità delle prestazioni erogate che per la diversità degli stakeholder. Assieme al mio gruppo di autovalutazione abbiamo deciso di applicare al processo CAF nell’ambito sanitario attraverso una metodica già sperimentata, ovvero il calcolo del “Punto di Ottimalità Prestazionale”. L’obiettivo principale del progetto è quello di ricavare per ogni singola prestazione erogata il “Punto di Ottimalità” nell’intorno del quale deve posizionarsi il numero di prestazioni erogate dall’U.O./Servizio per le quali viene garantito il corretto utilizzo delle risorse a fronte di prodotti qualitativamente elevati per soddisfare la domanda di salute. Questa conoscenza permetterà di misurare complessivamente per U.O./Servizio Efficacia, Efficienza, Qualità, Equità, Soddisfazione,Appropriatezza ed Accessibilità.
L’unire l’autovalutazione del modello CAF con l’organizzazione delle prestazione sanitarie attraverso il punto di ottimalità, ci ha permesso evidenziare alcune criticità prprie dei nostri clienti, ad esempio: “le vostre richieste di salute sono eccessive”, “richiedete spesso prestazioni inutili od inappropriate”, “vi fate prescrivere molti medicinali”, “ricorrete molto spesso all’ ospedale per malattie e sintomi che non richiedono ricovero”. Queste informazioni al cittadino utente, sul ricorso “distorto” del SSR per il soddisfacimento della domanda di salute, potrà garantire allo stesso l’esercizio del principio di Sussidarietà, nella consapevolezza che i soldi disponibili per finanziare la sanità devono essere adoperati razionalmente, altrimenti occorrerà aumentare i gettiti tributari regionali, prelevandole da stipendi, pensioni e dalle Imprese. Inoltre il cittadino avrà uno strumento di conoscenza per le migliori (ottimali) prestazioni che può essere erogata dall’Azienda Sanitaria, contribuendo, anche, con la sua partecipazione attiva a migliorarla.
Sono stati coinvolti i gli attori interni in particolare i direttori di struttura che sono stati appositamente formati sia sulla metodologia progettuale dell’ottimalità che sul suo utilizzo finale in termini di soddisfazione del paziente il tutto nel contesto dei criteri dell’autovalutazione CAF.
L’interesse ed i risultatti raggiunti con alcni dirigenti, fortemente motivati, ci hanno convinto ad approfondire la metodica CAF utilizzandola per la valutazione delle performance erogative. Grazie alla condvisione dell’idea con il Direttore Generale, abbiamo impostato un Piano di Performance basandoci sui risultati contenuti nel Piano di Miglioramento derivante dall’autovalutazione effettuata.