Rapporto Oasi 2015: la spending review in Sanità ha colpito forte gli investimenti in HI-TECH

letto 908 voltepubblicato il 09/06/2016 - 12:06, in Osservatorio Spending Review

E' stato pubblicato il "Rapporto Oasi 2015 Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano", realizzato dal Cergas dell'Università Bocconi di Milano. In questi anni le politiche di contenimento della spesa sanitaria sono state particolarmente restrittive sul lato delle risorse per gli investimenti e per il rinnovo infrastrutturale e tecnologico, proprio per cercare di salvaguardare il più possibile i livelli storici di spesa corrente. Ciò ha determinato, oltre a una decrescita progressiva della spesa annua per investimenti da parte delle aziende del Servizio sanitario nazionale, l'aumento della quota autofinanziata per investimenti per le aziende del Ssn, con una media del 40% sul totale, pur con l'onere di doverle ammortizzare al 100% in un anno.

Le aziende del Mezzogiorno hanno dimostrato minore capacità imprenditoriale e minore solidità economico-finanziaria, non riuscendo a finanziare quote di investimentie quindi riducendoli in maniera più significativamente che nelle altre regioni. Questo determina un aumento dell'obsolescenza media del parco tecnologico del Ssn, che è oggi pari al 75% relativamente al periodo 2008-13. Per cercare di colmare tale mancanza di risorse per investimenti, le Regioni più forti hanno utilizzato estensivamente forme di partnership pubblico-privato.

Il rapporto sottolinea, poi, che la metà dei grandi investimenti di rinnovo o sviluppo infrastrutturale ospedaliero nel Ssn sono avvenute mediante tale forma di partnership soprattutto in quattro regioni (Lombardia, Veneto, Toscana ed Emilia Romagna), mentre le restanti hanno fatto ricorso al tradizionale strumento dell'appalto.Le partnership pubblico-privato hanno avuto il merito diriuscire rapidamente a raggiungere gli obiettivi infrastrutturalipredefiniti; però, hanno generato maggiori oneri finanziari rispetto a forme tradizionali di accesso al credito. Inoltre, hanno determinato contratti di servizio per funzioni non core, determinando costi eccessivi, scarsa flessibilità, scarsa marginalità per gli erogatori dei servizi; questi ultimi, quindi, hanno difficoltà a rivedere i contratti per soddisfare le esigenze emergenti delle aziende sanitarie pubbliche.