Il Codice di comportamento

letto 239 voltepubblicato il 22/06/2021 - 19:25

I codici di comportamento dei pubblici dipendenti hanno il loro fondamento nella Costituzione, che, all'art. 54 così recita: "I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore..." Questo principio fa il paio con quello sancito dall' art. 97 Cost., in materia di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione. Alcuni autori ritengono che si tratti di direttive morali, ma a me sembra che, poiché esse sono inserite in un contesto squisitamente legislativo, come è quello della Costituzione, prima legge dello Stato,  tanto basta a renderle pienamente giuridiche. Non è questa la sede per rinvangare la vecchia questione dei rapporti e dei reciproci confini fra morale e diritto. Ogni Amministrazione si può dotare in autonomia di un Codice di comportamento, e questo è anzi una delle misure previste dall'ordinamento per sensibilizzare i pubblici dipendenti sul tema della legalità in funzione anticorruttiva, ma vi è anche un Codice generale, adottato con D.P.R. n. 62/2013, con natura di atto normativo regolamentare. Fondamentali in materia sono due Linee guida dell'A.N.AC: che risalgono, le une, al 2013; le altre al 2020. Queste ultime sono di particolare importanza, perché hanno indicato i soggetti di diritto tenuti a dotarsi di codici di comportamento. Essi sono: 1) le P.A. di cui all'art.1 del D.lgs 165/2001; 2) le autorità amministrative indipendenti; 3) gli enti pubblici economici; 4) le società in controllo pubblico e gli enti di diritto privato richiamati dal D.lgs n° 33/2013 ( il c.d. decreto trasparenza). Come previsto dal Codice generale, i vari Codici di comportamento si applicano ai dipendenti pubblici contrattualizzati e a coloro che, pur non facendo parte integrante di un Ente pubblico, siano a questo legati da un qualsiasi rapporto (gestori di servizi pubblici). Con la legge anticorruzione n. 190/2012, si è compiuto un passo molto importante per valorizzare giuridicamente il codice di comportamento, stabilendo, tramite la modifica dell'art. 54 del Testo Unico del pubblico impiego, che la violazione dei relativi doveri è fonte di responsabilità disciplinare. I controlli sul rispetto delle disposizioni contenute nei codici sono di due tipi: ci sono innanzitutto i controlli interni, che vengono attuati dai Dirigenti di ciascuna struttura e poi i controlli esterni che rientrano nella competenza dell' ANAC. Il primo comma dell'art. 1 del Codice generale dice che il presente codice di comportamento...definisce...i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i pubblici dipendenti sono tenuti ad osservare. Come si può constatare, il dettato del Codice diverge da quanto è scritto nel CCNL  del 2018, laddove si parla, di principi riguardanti il rapporto di lavoro, contenuti nel codice di comportamento. Questa diversità terminologica, non ha mancato di nutrire un vivo dibattito, perché nel CCNL, fonte pattizia, non dimentichiamolo, del rapporto di lavoro pubblico, si pone l'accento non sulle previsioni dei codici, bensì sui principi , espressione quanto mai vaga e dalla forte connotazione etica. L'art. 3 ha una funzione centrale nell'impianto del Codice generale, perché pone le basi del comportamento dei pubblici dipendenti. Questo comportamento si deve adeguare essenzialmente ad alcuni principi. Tralasciando l'economicità, efficacia ed efficienza, gia ben noti, ci soffermeremo ad analizzare la ragionevolezza e  la proporzionalità. Con la prima si intende che l'azione amministrativa deve essere logica e non arbitraria od irrazionale; con la seconda, principio di derivazione comunitaria, si vuole impedire che il privato soffra eccessive conseguenze per l'esplicazione da parte della P.A., di misure restrittive in suo danno. Ma altri ancora sono i principi che devono reggere l'attività amministrativa: abbiamo il principio di imparzialità, già richiamato dalla Costituzione, che riguarda l'obbligo di astensione in caso di conflitto di interessi e il principio di buona fede, di stampo civilistico, che fa obbligo alla P.A., e quindi al pubblico dipendente, di comportarsi con lealtà e correttezza nei confronti dei privati che sono in rapporto con l'amministrazione dello Stato. Di particolare importanza, per il pubblico dipendente, è la partecipazione ad associazioni od organizzazioni, che potrebbero interferire con l'attività dell'Ufficio, ovvero con i suoi compiti istituzionali, di cui si occupano estesamente le Linee guida ANAC del 2020. In questo caso l'interessato deve darne tempestiva comunicazione entro un termine che l'ANAC quantifica in 30 giorni. In caso di interferenza con l'attività dell'Ufficio, l'ANAC stabilisce che i Dirigenti dispongono l'assegnazione ad altro incarico al fine di evitare un conflitto di interessi, salvaguardando la riservatezza e il trattamento dei dati del dipendente che si trova in una simile situazione.(Liberamente tratto da Il Codice di comportamento di Riccardo Patumi, 2020).