L'Italia e l'Europa

letto 267 voltepubblicato il 16/07/2021 - 12:53

E' risaputo che l'UE gestisce oltre il 50% del bilancio dello Stato italiano, nell' ottica di una fusione totale dei Paesi membri non solo dal punto di vista finanziario e commerciale ma anche politico. Meta finale del cammino iniziato con il Trattato di Roma del 1957 dovrà essere la nascita degli Stati Uniti d'Europa. Qual'è la situazione dell'Italia in questo contesto? Diciamo subito che l'UE è il risultato non di idealità ma di precisi interessi economici e politici che avvantaggiano soprattutto i Paesi nordici del Continente, quali la Francia e la Germania. E diciamo anche che essa è divisa in due parti, potendosi parlare di Europa a due velocità quanto a capacità economica, forte al Nord, debole al Sud. Il timore e che, sotto le spinte dell'innovazione, l'Italia possa spezzarsi in due tronconi, di cui l'uno, rappresentato da Regioni come la Lombardia ed il Veneto, che rispettano i parametri imposti dall'ordinamento europeo, ed il resto del territorio via via sempre più "depresso" mano a mano che ci spostiamo verso il Sud. Non è un caso se, con il progressivo smantellamento dello Stato, molti italiani hanno scelto di migrare nel Nord Europa, ossia in quei Paesi che offrono più ampie prospettive di inserimento ed una migliore qualità della vita. L'Italia è un Paese sovraidebitato e ciò lo dobbiamo soprattutto a due fattori: l'alto tasso di corruzione ed un'evasione fiscale enorme ed incontrollata. Non è facile inculcare la cultura della "legalità", anche se si stanno facendo sforzi ingenti in questo senso,  grazie all'adozione di procedimenti automatizzati che dovrebbero garantire il rispetto delle regole. Una soluzione potrebbe essere appunto la digitalizzazione degli Enti pubblici e privati, che, dematerializzando i rapporti economici, crea un tessuto connettivo in grado, così io penso, di tenere unite le due parti del Paese. Infatti, scopo dichiarato del legislatore europeo e quindi italiano è quello di favorire incisivamente la partecipazione di tutte le imprese, anche quelle artigiane, alle gare indette per la realizzazione di contratti aventi ad oggetto non solo lavori, ma anche la prestazione di servizi e la produzione di beni. Si tratta di una prospettiva che, nella sua pervasività, può favorire anche le micro-piccole-medie imprese del Sud e valorizzare il loro patrimonio di conoscenze tecniche e professionali.  Oggi vediamo che l'Italia è tutta un cantiere, lavori pubblici fioriscono un pò ovunque secondo una concezione che potremmo definire keynesiana. Ma una cosa deve essere chiara: il Sud non potrà mai colmare il gap economico nei confronti del Nord e i finanziamenti dell' Unione Europea finiscono spesso in un ambiguo maremagnum, per cui non si capisce bene dove vadano e come vengano effettivamente utilizzati. Si tenga inoltre presente che questi finanziamenti esigono degli interessi, per cui l'Italia corre il serio rischio di cadere sempre di più nel circolo vizioso dell'indebitamento. La sfida per il futuro è dunque quella di creare un circolo virtuoso di sviluppo e di innovazione. Come ciò possa avvenire è ancora tutto da vedere.