COME SI EVITANO LE GUERRE CIVILI

letto 220 voltepubblicato il 07/09/2021 - 16:58

COME SI EVITANO LE GUERRE CIVILI

Quando l'immenso anelito dei popoli verso la Democrazia viene convogliato nel ristretto àmbito delle decisioni pubbliche, limitato al breve momento elettorale, ridotto ad un mero confronto nel potere legislativo, mentre ogni altro potere della centralità rimane chiusa in se stessa, inaccessibile, inalterabile, inavvicinabile, le folle non possono che dividersi in fazioni avverse e prodursi in contrasti crescenti. Non disponendo d'altro luogo e pratica comune se non un apicale Parlamento, s'azzuffano fino a scatenarsi in tragiche guerre civili. Pur disponendo dell'intera torta di enti, uffici, risorse pubbliche, di impieghi, poteri, ruoli costituenti la res publica, la Repubblica, i popoli mirano alla sola ciliegina del Parlamento. Questo non avviene per caso, non è fenomeno spontaneo.

Da decenni i carrieristi pubblici di tutto il mondo, seguendo l'esempio di quelli italiani ed europei, addomesticano i popoli ad una democrazia ridotta ad una frazione di se stessa, convincendo tutti che a dover essere periodicamente rinnovato sia il solo potere legislativo. Così facendo, i burocrati della Terra mantengono nelle loro mani, a vita, ogni altro potere centrale: amministrativo, culturale, educativo, energetico, informativo, finanziario, fiscale, giudiziario, medico, d'ordine pubblico, militare, repressivo, sanzionatorio, sanitario, scientifico, statistico, agricolo, ecologico, edificatorio, urbanistico, paesaggistico, etc. Più potenti degli stessi governi, i burocrati hanno mantenuto uno stato tiranno, senza badare alle ingiustizie e malfunzionamenti che ciò comporta.

Oggi, idealmente, per un momento, liberiamoci della nefasta presenza dei burocrati, degli assunti a vita nei pubblici impieghi/poteri. Immaginiamo la Democrazia come avrebbe dovuto e benissimo potuto realizzarsi (in Italia ed altrove) fin dal primo respiro delle nostre Repubbliche: nella periodica restituzione ai popoli di ogni pubblica mansione, impiego, ruolo. I popoli, noi cittadini avremmo avuto un enorme spazio pubblico per esprimere, conoscere e confrontare noi stessi, i nostri rispettivi aneliti, simpatie, timori, usi. Il tempo concesso alla pratica del confronto democratico si sarebbe esteso all'intero arco dell'anno e non ridotto al solo momento del voto. Avremmo potuto rispettosamente alternarci, dando ognuno un contributo, nei tanti luoghi e spazi d'una vera centralità pubblica.

Per far progredire il mondo, per uscire dalle trincee, per unire le persone, occorre ovunque un passo preciso: il passaggio dal vecchio stato monarchico, posseduto, alla REPUBBLICA, concessa pro tempore. Badiamo al fatto che il pubblico impiego ha una componente di fondamentale importanza, definibile non semplicemente civica ma persino religiosa: nel senso letterale del termine "religare" (mantenere uniti). Esso è qualcosa che ci unisce nel profondo, che contiene il senso stesso dell'essere una Società. Riscriviamo il nostro patto sociale stabilendo che ogni persona, desiderosa di servire e ben preparata al ruolo, possa accedere a tempo determinato (per non trasformarsi in un tiranno) agli incarichi del pubblico impiego. Avremo una agorà comune, di tale bellezza e grandiosità, di tale ricchezza di risorse, poteri e saperi, da imprimerci fin nel DNA il desiderio di preservare ad ogni costo una tale buona sorte.

Ma attenzione.

Sarà difficile che questa evoluzione avvenga in quelle società in fase d'acuta infiammazione, prima che sfebbrino. E' responsabilità di tutti i popoli ancora sufficientemente in pace (che in vero già da lungo tempo avrebbero dovuto compiere questo passo in avanti) ottemperare a quanto scritto nelle loro Costituzioni e rendere finalmente disponibili delle reali, vere Repubbliche: introducendo il tempo determinato nel pubblico impiego, sarebbe a dire in tutti quei poteri pubblici, fratelli del potere legislativo, ancora detenuti dai tiranni. Perché in Democrazia tutto ciò che è pubblico va condiviso, partecipato. Tanto l'ambito delle DECISIONI quanto quello delle MANSIONI. La DEMOCRAZIA consiste proprio nella condivisione della RES PUBLICA. Di tutta la RES PUBLICA, senza alcuna eccezione.

Ringraziamo ordunque la sorte per questa presa di coscienza e per essere, forse, ancora in tempo ad applicarla.

Danilo D'Antonio
fiero padre d'una
splendida Repubblica:

aperta, accessibile, osmotica,
frequentata, partecipata, vissuta.

Ogni Studio Legale al mondo riguadagni l'umana fiducia
facendosi portavoce dell'illegalità della cessione a vita
di impieghi, poteri e redditi pubblici: sacri beni comuni.