Le contraddizioni del progresso

letto 23 voltepubblicato il 11/09/2021 - 21:20

Approfitto di questa straordinaria tribuna democratica, che dà la possibilità a tutti i pubblici dipendenti di diventare autori, e quindi di pubblicare propri articoli, commenti e segnalazioni, per svolgere alcune riflessioni sulle contraddizioni del "progresso" umano. Questo preteso progresso è stato guidato in ogni tempo, e mi riferisco all'Occidente, dalle classi al potere, in cerca di lustro e di profitto. A fine  '700, agli incunaboli della rivoluzione industriale, si levarono, soprattutto in Francia, varie voci contrarie all'industria, soprattutto da parte dei fisiocrati come Quesnay, che predicavano l'instaurazione di un ordine sociale fondato sullo sviluppo del settore primario, cioè dell'agricoltura. Assai più radicale è la posizione di Morelly, autore di cui mancano notizie biografiche certe. Tale scrittore, intransigente difensore dello stato di natura, riteneva che l'origine di tutti i mali dell'umanità fosse stata l'introduzione della proprietà privata, ma non cadeva nell'ingenuità utopistica di sostenere un puro e semplice ritorno a mezzi di sopravvivenza primari, come la caccia e la pesca, ritenendo l'agricoltura e l'artigianato forme economiche bastevoli per assicurare agli uomini una non precaria esistenza. Cosa interessante, per Morelly, l'originaria perversità umana è un mito, perché gli uomini, una volta liquidate le cause della corruzione, ridiventano capaci di vivere in pace ed armonia. La storia ha preso un'altra strada e la rivoluzione industriale ha fatto il suo corso, tanto che ha mutato il volto del pianeta. Da molti veniva lodata la bontà di detta rivoluzione, apportatrice di benessere materiale e di una migliore qualità della vita, come il suo allungarsi fino alla soglia degli 80 anni. Non mi fermerò a commentare questa paccottiglia positivistica, perché polarizzerò la mia attenzione sul brusco cambiamento di rotta avutosi negli ultimi decenni. Ora ci si preoccupa invece del sovrappopolamento e si dice che siamo in troppi, lasciando intendere che la popolazione mondiale necessita di una buona sfoltita. Qualunque cosa si abbia in mente, una cosa è certa: solo ed esclusivamente la natura, che è mente oggettiva e quindi assolutamente imparziale può decidere quando come e perché eliminare un soggetto dalla scena della vita. Non l'uomo, i cui fini sono soggettivi, e il cui agire in questa direzione equivarrebbe soltanto a compiere crimini e soprusi. Vi ricordate cosa diceva Stalin ? "uccidere un uomo è un reato; eliminare un milione di persone è un dato statistico". Temo che non sia solo Stalin a pensarla in questo modo e che questa filosofia cinica abbia fatto molti proseliti anche nel mondo attuale. Quale conclusione ? Questa eclatante contraddizione è la prova provata della sostanziale ignoranza e stupidità di coloro che si sono succeduti nel tempo alla guida dell'umanità, e fa risaltare per contrapposizione il buon senso popolare, alieno da ogni forma di egocentrismo e mania di grandezza. Solo la natura è Legislatrice e il vero compito e valore dell'uomo non risiede nell'accumulare ingenti fortune in danaro, soprattutto se frutto di intrallazzo, ma nel perseguire il giusto e nell'investigare il vero.