Uno sguardo al futuro

letto 16 voltepubblicato il 12/09/2021 - 20:04

Riprendo qui e sviluppo ulteriormente il tema già trattato in varie segnalazioni tra cui "Quale futuro ?" , "I rischi della globalizzazione" e "La memoria del passato". Il periodo storico che stiamo vivendo, stando ai fatti,  è una fase di transizione tra una società in qualche modo pluralistica, in cui convivevano bene o male varie classi sociali come la grande media e piccola borghesia ed il ceto del pubblico impiego, ad una società dualistica, fondata sulla contrapposizione fra una grande massa diseredata e privata perfino dei diritti civili e politici, e il ceto dei grandi magnati dell'alta finanza, che sono destinati a divenire i depositari di ogni forma di sovranità, solo in virtù della loro potenza economica. Come già detto, e sicuramente non solo da me, questa situazione ricorda singolarmente l' imbarbarimento dei rapporti sociali avutosi a partire dal IV sec. D.C. nell'ambito del Dominato romano, quando l'ingigantirsi della Burocrazia imperiale e connessa oppressione fiscale, tolse ben presto di mezzo la classe media del Decurionato, gravata da troppi fardelli e doveri civici, determinando la nascita del servaggio della gleba, una nuova forma di schiavitù caratterizzata dal legame forzoso del coltivatore alla terra, sotto l'autorità del proprietario terriero. In verità, le invasioni barbariche sono l'ultima delle cause del disfacimento dell'Impero romano. Come dicevano i Padri della Chiesa esso si è sgretolato per mali interni. Poco prima della fine rimase solo il ceto dei burocrati e dei potenti da una parte, e quello degli schiavi e dei servi della gleba dall'altro. Più oltre neppure questo, ma solo schiavi,  regni barbarici e la struttura monolitica della Chiesa cattolica. Come ognun vede è facile istituire un confronto tra la storia antica e la storia attuale, se consideriamo anche il fenomeno dell'immigrazione,  che è ben lungi dall'esaurirsi. E' tutto un mondo che crolla, la globalizzazione prepara il terreno per una nuova tirannide, ben più temibile delle precedenti, perché basata sulla disponibilità di formidabili tecnologie. E' il regno del neo-liberismo più feroce, della corsa a chi arraffa di più, in sfregio ad ogni regola non dico costituzionale, perché il termine sta passando ormai di moda, ma semplicemente umana; è la "società liquida" dove ogni valore trascolora nel suo opposto e non ci sono più punti di riferimento sicuri e stabili. In realtà, se è vero ciò che dice la Destra, l'unico punto fermo che possiamo individuare è il legame tra uomo e natura, governato dal Destino. Farei a meno perfino di adoperare il termine "Dio", perché esso è associato ad un'idea di trascendenza alla quale la Destra è stata sempre avversa. Se proprio vogliamo parlare di Dio dobbiamo riferirci ad esso come a "ciò che sta oltre la Natura", il vuoto, l'imponderabile. Vorrei concludere con una osservazione: a rigore l'uomo avrebbe dovuto sempre muoversi ed operare entro uno spazio fisico circoscritto dal giro d'orizzonte.