Una questione di identità

letto 188 voltepubblicato il 28/09/2021 - 18:46

Vorrei qui esporre ragionevolmente e senza nessuna pretesa alcune riflessioni conclusive sull'identità italiana. Ci siamo soffermati su alcuni argomenti che mi sembrano probanti al fine di ricostruire il volto di un Paese martoriato, mortificato e spesso discusso in senso negativo e direi anche dispregiativo. Che l'Italia rappresenti un'unità politica e culturale è una realtà che in fondo tutti noi abbiamo presente e non è certo grazie alle mie segnalazioni che essa si appalesa. Seguendo la saggezza dei Padri costituenti, possiamo affermare che l'Italia è una Repubblica regionale, divisa in tante entità territoriali e sub-culturali, ognuna caratterizzata da un proprio dialetto. Ma cos'è un dialetto ? Il Grande Dizionario Hoepli della lingua italiana ne dà questa definizione: " Sistema linguistico...che differisce dalla lingua nazionale". Il greco diàlektos significa discussione, poi "particolarità linguistica". Volevo dire proprio questo: l'Italia è il Paese delle mille particolarità che tuttavia confluiscono in una coesa entità grazie alla profondità della componente principale neolatina. Quanto all'art. 1 della Costituzione che recita: l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro... le cose non sono messe su di un piano così facile. E' oggettivamente vero che dai tempi del Pentapartito, stiamo assistendo ad una continua e pare inarrestabile erosione dei diritti democratici delle masse popolari. Naturalmente allora i partiti avevano le loro clientele; ma non è vero anche oggi ? Per screditare la I° Repubblica si parla di corruzione, ma siamo sicuri che essa sia scomparsa o per lo meno sia stata mitigata dalle misure repressive che si pongono in atto ? Per descrivere la realtà sociale attuale non mi rimane che rifarmi alle ultime fasi della Repubblica romana, quando la nobiltà enormemente arricchita divenne un'oligarchia lontana dai problemi degli "altri", ovvero del popolo che essa aveva in odio ed in dispregio. Lo stesso Cicerone, esponente di questa nobiltà e uomo peraltro assai intelligente, non riusciva a capire che i tempi d'oro della Repubblica erano ormai passati, e spesso chiamava il popolo "plebaglia che succhia danaro dalle casse dello Stato", incapace di proporre una seria riforma della cosa pubblica. Così noi oggi sentiamo dire che la P.A. è una palla al piede, come l'Abruzzo ! C'è poi chi vorrebbe togliere l'emolumento mensile ai pensionati e gli esempi di questo tenore si potrebbero moltiplicare. E' evidente che qui non serve un Masaniello, ma una generale presa di coscienza popolare che, con le armi del civile dissenso, faccia bastione contro questa tendenza di incosciente deriva anti-democratica destinata a comprimere lo stesso senso di rispetto umano. Così ritorniamo al punto di partenza: una questione di identità. L'identità di tutto un popolo che, unito da comuni interessi, manifesti pacificamente ma inflessibilmente al fine di giungere ad un accettabile punto di equilibrio che tuteli e salvaguardi la sua dignità. Ciò è possibile a patto di far valere a tutto tondo le caratteristiche innanzitutto economiche e di mentalità del Paese "reale", contro la pretesa di imporre un modello di Stato del tutto avulso e distante dalla natura delle cose.