LEGGE DOPO DI NOI: COSA PREVEDE E COME FUNZIONA

letto 1518 voltepubblicato il 07/07/2016 - 12:33 nel blog di Alfredo Amodeo

Il 14 giugno la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la proposta di legge ”, meglio nota come Legge sul Dopo di Noi. Essa riguarda, fra coloro che hanno il riconoscimento della condizione di gravità in base alla Legge 104/92, le persone che in età adulta restano a carico dei genitori, o sono confinate in strutture segreganti (una platea stimata in circa 260.000). Si tratta di persone che hanno gravi problemi intellettivi e/o gravissimi problemi fisici, che non hanno possibilità di autodeterminarsi, che non hanno potuto e che non possono lavorare, che non possono ambire a una vita indipendente, che hanno bisogno di essere guidati e assistiti per compiere gli atti fondamentali della vita ed è per queste ragioni che le famiglie, prive di alternative, continuano a prendersene cura. La filosofia del provvedimento è quella di garantire la massima autonomia e indipendenza nell’ottica di mantenere la persona in un contesto famigliare, valorizzandone le risorse ed evitando così l’istituzionalizzazione anche di quei soggetti che pur avendo i genitori ancora in vita non possono beneficiare del loro sostegno per motivi legati all’età o allo stato di salute: «tali misure sono definite con il coinvolgimento dei soggetti interessati e nel rispetto della volontà delle persone con disabilità grave, ove possibile dei loro genitori o di chi ne tutela gli interessi».

Andando ai contenuti del provvedimento, quest’ultimo non introduce nuove categorie di servizi né intende riformare l’attuale organizzazione delle prestazioni rivolte alle persone disabili, bensì implementa le risorse e gli strumenti disponibili per le persone con disabilità prive di sostegno famigliare. Leggendo il testo si può infatti notare come vengano valorizzati strumenti ed istituti giuridici precedenti quali il progetto individuale (previsto dalla Legge 328/2000), l’amministratore di sostegno (previsto dalla Legge 6/2004) e i criteri di accertamento dell’handicap (individuati dalla Legge 104/1992). A questo si aggiunge, l’individuazione e il riconoscimento nell’ordinamento giuridico, di specifiche tutele finalizzate alla tutela del patrimonio famigliare e alla fruizione del medesimo da parte della persona con disabilità come l’istituto giuridico del trust; la cancellazione dell’imposta di successione e donazione per i genitori, ad esempio per la casa di proprietà; la riduzione di aliquote e franchigie e le esenzioni per l’imposta municipale sugli immobili; l’innalzamento dei parametri sulla deducibilità per le erogazioni liberali e le donazioni; la detraibilità delle spese per le polizze assicurative, con l’incremento da 530 a 750 euro della detraibilità dei premi per le assicurazioni sul rischio morte.

Viene, inoltre l’istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare finalizzato al finanziamento di soluzione abitative innovative come il cohousing o gruppi- appartamento che riproducano condizioni abitative e relazionali di tipo familiare. Il Fondo potrà, inoltre, sostenere progetti per lo sviluppo dell’autonomia rivolti a quelle persone disabili prive di assistenza e che non rientrano in queste strutture. Il Fondo avrà con una dotazione di 90 milioni di euro per quest’anno, 38,3 milioni per il 2017 e 56,1 milioni annui dal 2018 in poi e le risorse potranno essere richieste non solo da enti pubblici o organizzazioni del terzo settore, ma anche da famiglie o associazioni famigliari. La legge attribuisce poi al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali la responsabilità di determinare i livelli essenziali delle prestazioni assistenziali (LEP), che dovranno essere uniformi su tutto il territorio nazionale ma la cui attuazione sarà di competenza delle Regioni e delle Province Autonome, in collaborazione con i Comuni.

Da un punto di policy la Legge si inserisce in un più complesso processo di trasformazione del sistema di welfare in un’ottica di sussidiarietà orizzontale in quanto prevede la valorizzazione di risorse private come i patrimoni familiari, le assicurazioni e le competenze del terzo settore, il coinvolgimento delle famiglie e della società civile e, in un’ottica di sussidiarietà verticale, la potestà concorrente di Stato e Regioni sulla materia. La legge si configura, inoltre, come un’ulteriore tappa del processo di deistituzionalizzazione dei servizi alla persona. Negli ultimi decenni, infatti, l’organizzazione dei servizi alla persona è passata da un approccio basato quasi esclusivamente su aspetti clinici ad un approccio bio-psico-sociale che valorizza una presa in carico globale. Questo si è riflesso sui servizi nel passaggio dall’istituzione totale (ospedale, istituto di cura) al territorio e al domicilio, nell’ampliamento dell’equipe professionale a specialisti non medici (infermieri, educatori, psicologi, assistenti sociali) e nel coinvolgimento attivo di utenti, famiglie e volontari.