I POR FSE e FSER 2014-2020 per il contrasto alla povertà e l’inclusione sociale

letto 2617 voltepubblicato il 10/10/2016 - 13:23 nel blog di Alfredo Amodeo

I temi dell’inclusione sociale e della lotta alla povertà hanno una notevole rilevanza nella nuova politica di coesione, raccordandosi in questo con la Strategia Europa 2020. Come è noto, la Strategia Europa 2020, approvata dalla Commissione Europea e dal Consiglio Europeo del 17 giugno 2010, ha 3 grandi priorità: crescita intelligente (sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione); crescita sostenibile (promuovere un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde e più competitiva); crescita inclusiva (promuovere un'economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale). La strategia si articola in 5 obiettivi tra cui quello di sottrarre 20 milioni di persone al rischio di povertà. Per la prima volta, quindi, nella storia della politica di coesione, viene fissato un obiettivo di tipo quantitativo relativo alla lotta alla povertà, d’altronde l’attuale scenario socio economico, denotando la persistenza e addirittura l’incremento di tale fenomeno, ne conferma la centralità nella programmazione 2014-2020. FSE e FESR 2014-2020 contribuiscono al perseguimento dell’obiettivo sopra citato con un ruolo rilevante riservato alle Regioni titolari dei Programmi Operativi. Come riporta una pubblicata su  le Regioni hanno scelto, conseguentemente, di allocare sull’asse Inclusione sociale (OT 9) un significativo ammontare di risorse FSE: 1.254.534.333 di euro (il 21% del totale dei 21 POR), superando la soglia prevista dal Regolamento, a cui vanno aggiunte le risorse nazionali e regionali di cofinanziamento. Sulla scorta di quanto realizzato nel 2007-2013 saranno perseguite, attraverso il FSE, le direttrici strategiche dirette a promuovere: l’inclusione attiva delle persone maggiormente vulnerabili per migliorarne l’occupabilità e combattere la discriminazione; l’accesso a servizi sostenibili e di qualità in ambito sociale e sociosanitario quale elemento complementare e sinergico all’inclusione attiva; l’imprenditorialità sociale quale strumento per garantire la disponibilità di servizi qualitativamente elevati a favore delle famiglie meno abbienti e creare al contempo nuove prospettive occupazionali.

La priorità sulla quale le Regioni hanno concentrato la maggior parte del sostegno è quella relativa all'inclusione attiva e al miglioramento dell’occupabilità (3.b.i), su cui risultano allocati € 821.991.169,5 (il 65,52% del totale dei POR) nella convinzione che per realizzare la coesione sociale sia indispensabile passare attraverso il lavoro. Particolare rilievo è stato attribuito anche alla priorità dedicata al miglioramento dell'accesso ai servizi, compresi servizi sociali e cure sanitarie d'interesse generale (3.b.iv), a cui sono stati destinati € 395.691.845,5 (31,54% del totale dei POR), con la quale le Regioni intendono fronteggiare la crescente domanda di servizi sociali e la loro riorganizzazione in chiave innovativa. Solo un paio di Regioni hanno scelto la priorità 3.b.v dedicata alla promozione dell'imprenditorialità sociale, destinandovi € 13.140.318 (1,05% del totale dei POR) per garantire il rafforzamento delle imprese sociali e sostenere la sperimentazione di forme di cooperazione tra soggetti pubblici e privati per la realizzazione di progetti di innovazione sociale. Cionondimeno l’attenzione al tema dello sviluppo dell’economia sociale, quale leva strategica per favorire l’inserimento socio-lavorativo di gruppi vulnerabili, così come, la disponibilità di servizi qualitativamente elevati a favore delle famiglie meno abbienti, risulta confermata dal significativo numero di amministrazioni (ben 13) che ha selezionato il pertinente risultato atteso (RA 9.7) nel quadro più complessivo delle politiche destinate all’inclusione attiva. In via residuale due amministrazioni hanno deciso di attivare rispettivamente la priorità diretta alla promozione di strategie di sviluppo locale di tipo partecipativo, sulla quale sono stati allocati € 18.711.000 (1,49%), e quella indirizzata all’integrazione delle comunità emarginate quali i Rom, alla quale sono destinati € 5.000.000 (0,4%). Con riferimento a tale ultimo target si evidenzia che diverse Regioni, quantunque non abbiano selezionato la pertinente priorità, hanno comunque previsto di attivare interventi mirati nell’ambito delle iniziative dirette a favorire il contrasto della povertà e dell’esclusione sociale (RA 9.1 AP), l’occupabilità (RA 9.2 AP) e l’accesso ai servizi (RA 9.3), nonché nell’ambito degli interventi di contrasto al disagio abitativo (RA 9.4 AP).

All’interno del quadro sopra delineato, l’analisi dei Programmi ha evidenziato che le Regioni Italiane intendono concorrere al perseguimento delle riferite priorità, attraverso un ampio spettro di azioni che pur nella loro specificità sono in linea di massima riconducibili alle linee di attività di seguito rappresentate. Nell’ambito delle iniziative dirette all’inclusione attiva, con riferimento in particolare alle policy finalizzate alla riduzione della povertà e del rischio di esclusione sociale (RA 9.1 AP selezionato da 16 Regioni), circa metà delle amministrazioni regionali si propone di attivare misure (riconducibili all’azione 9.1.2) che agiscano in prima istanza sull’offerta di servizi sociali innovativi di sostegno a nuclei familiari multiproblematici e/o a persone particolarmente svantaggiate, accompagnandole in alcuni casi con sostegni economici diretti a favorirne l’occupabilità. Più concretamente s’intendono finanziare: interventi di presa in carico e servizi di consulenza educativa per famiglie problematiche con minori, nonché azioni di supporto e nuovi servizi di assistenza domiciliare ai nuclei familiari con anziani o altri soggetti in condizioni di ridotta autosufficienza. Sul versante del sostegno alle persone in condizione di temporanea difficoltà economica (az. 9.1.3), più della metà delle Regioni ha previsto di attivare strumenti di ingegneria finanziaria o strumenti rimborsabili per favorire l’inserimento lavorativo di tale target. Nella maggior parte dei casi si tratta di microcrediti per l’avvio di attività di lavoro autonomo/imprenditoriali o per l’inserimento socio-lavorativo. Significative anche le iniziative dirette a prevedere erogazioni economiche (borse lavoro) quale corrispettivo per lo svolgimento di attività di pubblica utilità, richiamate da circa metà delle Regioni che prevedono l’azione. Per quanto attiene ai progetti destinati a promuovere l’accesso al mercato del lavoro dei gruppi vulnerabili (RA 9.2 AP) tutte le Regioni prevedono di attivare interventi di presa in carico multiprofessionale finalizzati all’inclusione lavorativa delle persone maggiormente distanti dal mercato del lavoro (az. 9.2.2 selezionata da tutte le Regioni; az. 9.2.1 scelta da più di metà delle Regioni). Si intendono in particolare finanziare interventi di accompagnamento alla presa in carico personalizzata, in alcuni casi attraverso il coinvolgimento di più attori e servizi per la definizione di un progetto individuale di inserimento socio-lavorativo. Si tratta, più nel dettaglio, di percorsi di politica attiva: azioni integrate (orientamento; formazione, anche incentivata; work experiences; servizi di sostegno e piccoli sussidi) per l’ingresso/reingresso nel mercato del lavoro, borse lavoro, tirocini, progetti di lavoro di pubblica utilità e cittadinanza attiva. Gli interventi di inclusione attiva contemplano altresì azioni di incentivazione a favore delle imprese per l’assunzione e/o la stabilizzazione di lavoratori svantaggiati e in misura prevalente iniziative a sostegno dell’imprenditorialità, che si concretizzano nella concessione di micro-crediti/incentivi per l’avvio di nuove attività imprenditoriali, con particolare riguardo alle imprese sociali. A corollario si prevede di realizzare anche servizi di consulenza e accompagnamento (tutorship e mentorship) per la ricerca di un’occupazione o per favorire l’integrazione in azienda dei target più vulnerabili (es. incentivi per l’adattamento degli ambienti di lavoro o attivazione di specifiche modalità contrattuali flessibili). Sotto il profilo dei servizi (RA 9.3 AP, selezionato da 17 Regioni nell’ambito della corrispondente priorità d’investimento) l’ambito prevalente d’intervento è rappresentato dai servizi per l’infanzia, rispetto ai quali la quasi totalità delle Regioni intende agire dal lato della domanda attraverso l’erogazione di voucher/titoli di credito per l’accesso agli stessi. Nove Regioni prevedono di intervenire anche dal lato dell’offerta con iniziative di potenziamento e organizzazione più flessibile (orario giornaliero, utilizzo settimanale o mensile, o nei fine settimana, oppure nei periodi festivi o estivi, ecc.). Circa metà prevede, altresì, iniziative di qualificazione del personale allo scopo di consentire l’erogazione di servizi più adeguati alle istanze delle famiglie. Tredici Regioni intendono, inoltre, attivare iniziative di rafforzamento dei servizi dedicati alle persone con limitazioni dell’autonomia (az. 9.3.6) attraverso: il potenziamento dei servizi residenziali e semiresidenziali e lo sviluppo di misure di assistenza domiciliare integrata in favore delle persone anziane e/o non autosufficienti, per incentivare la deistituzionalizzazione delle cure; l’attivazione di sportelli informativi per l’uscita dalla condizione di esclusione sociale; la corresponsione di sostegni economici (in più della metà dei casi) per l’accesso alle prestazioni.

In complementarietà con il PON Città metropolitane, cinque Regioni hanno scelto di finanziare, nell’ambito del RA 9.4 AP, anche servizi di promozione e accompagnamento all’abitare assistito (az. 9.4.2) finalizzati a soddisfare i bisogni di specifici soggetti-target caratterizzati da peculiare fragilità socio-economica. Si tratta nello specifico di sperimentare modelli residenziali innovativi di cohousing e housing sociale che si configurino come un sistema alloggio-servizio (case rifugio per l’accoglienza e la protezione di donne in situazione di pericolo, case per la seconda accoglienza destinate ad una ricezione temporanea per consentire la costruzione di percorsi di autonomia, laboratori sociali) e servizi di accompagnamento per il disagio abitativo (sportello casa, portierato sociale). Per quanto riguarda, infine, la promozione dell’economia sociale (RA 9.7 AP selezionato da 13 Regioni e ricondotto nella quasi totalità dei casi alla Priorità d’intervento dedicata all’inclusione attiva) priorità è assegnata alle attività di rafforzamento della qualità organizzativa e professionale delle imprese sociali e delle organizzazioni del terzo settore (az. 9.7.3, selezionata da più della metà delle Regioni). Ampio spazio trovano anche gli interventi per la promozione della responsabilità sociale d’impresa attraverso l’introduzione di metodologie di gestione basate sulla social accountability; il sostegno a iniziative di certificazione di qualità in campo sociale; la creazione di modelli regionali di “accreditamento” delle cooperative sociali e delle associazioni di volontariato. Otto Regioni, tra quelle che hanno selezionato il RA, intende agire altresì sul potenziamento della capacità di inserimento lavorativo delle imprese sociali (az. 9.7.4), attraverso azioni di supporto allo sviluppo di nuove imprese sociali che si sostanziano: nell’implementazione di innovazioni di processo, in servizi di consulenza organizzativa e accesso al credito, formazione, incentivi allo spin off e start up di imprese che operano in campo sociale. Sono previsti inoltre strumenti di incentivazione per le imprese sociali già esistenti per l’integrazione socio-lavorativa di gruppi svantaggiati.  Quattro Regioni prevedono di avviare la sperimentazione di progetti di innovazione sociale (az. 9.7.5) quali: sportelli di cittadinanza, utilizzo sociale del patrimonio pubblico, microcredito rimborsabile anche attraverso controprestazioni di utilità collettiva, reti di solidarietà per la distribuzione di beni primari (alimenti, vestiario, calzature, materiale scolastico), welfare community. A corollario delle iniziative FSE, il sostegno dei PO FESR, che ammonta complessivamente a € 963.356.556 (di cui € 906.593.129 provenienti dalle aree in ritardo di sviluppo e in transizione e € 56.763.427 dalle Regioni più sviluppate), sarà invece principalmente convogliato verso iniziative dirette alla rigenerazione fisica economica e sociale delle comunità sfavorite nelle aree urbane e rurali (Pi 9b). Nell’ambito di tale priorità (selezionata da 9 Regioni) sarà in particolare sostenuta l’offerta di servizi abitativi innovativi per le persone in situazione di disagio e/o senza dimora, attraverso: l’introduzione di modelli innovativi, sociali ed abitativi, finalizzati a soddisfare i bisogni specifici dei soggetti target; la funzionalità ed il rinnovamento del patrimonio abitativo pubblico; l’introduzione di pratiche e servizi di accoglienza e di housing sociale per soggetti in difficoltà economica e sociale. Ampio spazio troveranno anche gli interventi di recupero del patrimonio edilizio pubblico e di spazi pubblici in condizioni di sotto-utilizzo e/o non più rispondente alle funzioni originarie, per l’inserimento di attrezzature e servizi in grado di innalzare la qualità della vita dei residenti (luoghi di cultura e di partecipazione civica, di pratica sportiva), nonché azioni dirette a promuovere progetti di riuso di beni confiscati e la valorizzazione di beni degradati in aree territoriali socialmente a rischio, attraverso il sostegno alle imprese sociali. Si agirà inoltre sul versante dell’infrastrutturazione della rete dei servizi di cura e socio-educativi per ampliarne l’offerta e migliorarne le performance (Pi 9a selezionata da 7 Regioni), attraverso: iniziative dirette alla realizzazione di nuove infrastrutture o al recupero di quelle esistenti al fine di incrementare l’offerta di servizi socio-educativi per la prima infanzia e/o servizi di cura per gli anziani e le persone con limitazioni nell’autonomia; la qualificazione dell’offerta dei servizi attraverso l’introduzione di elementi di innovazione tecnologica ed ICT, con particolare riferimento alle soluzioni domotiche, che potranno consentire alle persone non autosufficienti e/o disabili di governare il proprio ambiente in maniera autonoma; la riorganizzazione della rete del welfare d’accesso, anche attraverso l’implementazione della telemedicina, lo sviluppo di reti tra servizi e risorse del territorio per favorire la non istituzionalizzazione della cura; l’attivazione di punti di accoglienza e pronto intervento sociale; l’erogazione di incentivi alle imprese private per la realizzazione di strutture di servizi integrativi per la prima infanzia (spazio gioco, centri per bambini e famiglie) e/o servizi di cura per gli anziani.

2 commenti

Angela  Creta

Angela Creta26/10/2016 - 17:13

Segnaliamo che questo post è estratto da diverse fonti dei Quaderni di Tecnostruttura [link: http://quaderni.tecnostruttura.it/]

In particolare dalla riga n. 14, dalle parole "le Regioni hanno scelto, conseguentemente, di allocare ...." e fino alla fine, risulta ripreso un paragrafo di un articolo pubblicato sul numero di settembre del trimestrale QT – Quaderni di Tecnostruttura dal titolo “Il contributo dei POR Fse e Fesr 2014-2020 ad alcuni focus oggetto di raccomandazione da parte della CE

Il paragrafo ripreso (a partire dalla seconda frase) è nello specifico: “Contrasto alla povertà

Alfredo Amodeo

Alfredo Amodeo21/04/2017 - 10:39

Mi scuso non mi sono accorto che fosse saltato il riferimento alla fonte provvedo