VICINANZA POLITICA - astensione presidente Commissione - concorso annullato

letto 3573 voltepubblicato il 27/10/2016 - 09:35 nel blog di Simone Chiarelli, in FORUM APPALTI, Integrità

VICINANZA POLITICA - astensione presidente Commissione - concorso annullato

TRGA, SEZ. TRENTO – sentenza 14 ottobre 2016 n. 350
Pubblicato il 14/10/2016
N. 00350/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00050/2016 REG.RIC.
N. 00064/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento
(Sezione Unica)
ha pronunciato la presente

SENTENZA

* – sul ricorso numero di registro generale 50 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto da:

Serena xxxx, Cinzia xxxx, Sabrina xxxx, Sandra xxxx, Manuela xxxx, Selene xxxx e Elisa xxxx, rappresentate e difese dagli avv.ti Massimiliano Gioncada e Fabio Corradi, con domicilio eletto presso la Segreteria del Tribunale in Trento, via Calepina, n. 50

contro

Comunità della Valle di Sole, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Roberta de Pretis, e con domicilio eletto presso il suo studio in Trento, via SS. Trinità, n. 14

nei confronti di

– Chiara yyyy, rappresentata e difesa dall’avv. Sara Graziadei, e con domicilio eletto presso la Segreteria del Tribunale in Trento, via Calepina, n. 50

– Gabriella yyyy, Silvia yyyy e Anna yyyy, non costituite in giudizio

* – sul ricorso numero di registro generale 64 del 2016, proposto da:

Anna yyyy, rappresentata e difesa dagli avv.ti Massimiliano Gioncada e Fabio Corradi, con domicilio eletto presso la Segreteria del Tribunale in Trento, via Calepina, n. 50

contro

Comunità della Valle di Sole, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Roberta de Pretis, e con domicilio eletto presso il suo studio in Trento, via SS. Trinità, n. 14

nei confronti di

– Chiara yyyy, rappresentata e difesa dall’avv. Sara Graziadei, e con domicilio eletto presso la Segreteria del Tribunale in Trento, via Calepina, n. 50;

per l’annullamento

– – quanto al ricorso principale n. 50 del 2016:

– delle deliberazioni n. 111, del 30.7.2014, e n. 27, del 19.3.2015, di indirizzo per la copertura dei posti vacanti di assistente sociale;

– della determinazione del 2.4.2015, n. 156, di indizione del concorso in oggetto;

– del bando, pubblicato in data 13.4.2015 dal Segretario della Comunità della Valle di Sole, di indizione del concorso pubblico per esami per l’assunzione a tempo indeterminato presso la Comunità della Valle di Sole di n. 1 assistente sociale – categoria D, livello base, 1^ posizione retributiva – part-time 18 ore settimanali;

– della determinazione 9.11.2015, n. 751, di nomina della commissione giudicatrice del concorso pubblico;

– dei verbali della commissione giudicatrice n. 1, del 17.11.2015, nn. 2 e 3, del 3.12.2015, nn. 4 e 5, del 10.12.2015, e n. 6 del 18.12.2015;

– della determinazione del 14.12.2015, n. 8369/4.1, di esclusione dalla prova orale e di comunicazione dell’esito delle prove scritte e della decisione che l’idoneità nelle prove scritte sarebbe stata raggiunta ottenendo un voto minimo non inferiore a 63 punti su 90;

– del telegramma di esclusione dalla prova orale ricevuto dalle ricorrenti xxxx, xxxx, xxxx, xxxx, xxxx e xxxx e non dalla ricorrente xxxx;

– del provvedimento del 18.12.2015, n. 8539/4.1, con cui è stato reso pubblico l’esito della suindicata prova orale;

– della deliberazione del Comitato esecutivo della Comunità della Valle di Sole di data 29.1.2016, n. 11, rubricata “Concorso pubblico per esami per la copertura di n. 1 posto di assistente sociale, categoria D, livello base – 18 ore settimanali – approvazione verbali della commissione giudicatrice e graduatoria finale di merito”, pubblicata in data 5.2.2016 all’albo telematico della Comunità della Valle di Sole;

– del vigente regolamento per le procedure di assunzione del personale della Comunità della Valle di Sole e, in particolare, degli artt. 16 e 27 del medesimo;

– – quanto al ricorso per motivi aggiunti n. 50 del 2016:

– della determinazione del responsabile del servizio dott. Alberto Gasperini n. 74, del 6.11.2015, RGD n. 751 del 9.11.2015, con cui è stato “ritenuto opportuno nominare quali membri esperti della commissione la dott.ssa Daniela Romer, la dott.ssa Monica Ferrari e quale segretaria la dott.ssa Cristina Rizzi”;

– del vigente regolamento per le procedure di assunzione del personale della Comunità della Valle di Sole e, in particolare, degli artt. 2 e 17, comma 1;

– di ogni altro atto e provvedimento prodromico, successivo, connesso e consequenziale;

e per il risarcimento dei danni ingiusti;

– – quanto al ricorso n. 64 del 2016:

– della deliberazione del Comitato esecutivo della Comunità della Valle di Sole di data 29.1.2016, n. 11, rubricata “Concorso pubblico per esami per la copertura di n. 1 posto di assistente sociale, categoria D, livello base – 18 ore settimanali – approvazione verbali della commissione giudicatrice e graduatoria finale di merito”, pubblicata in data 5.2.2016 all’albo telematico della Comunità della Valle di Sole;

– delle deliberazioni n. 111, del 30.7.2014, e n. 27, del 19.3.2015, di indirizzo per la copertura dei posti vacanti di assistente sociale;

– della determinazione del 2.4.2015, n. 156, di indizione del concorso in oggetto;

– del bando, pubblicato in data 13.4.2015 dal Segretario della Comunità della Valle di Sole, di indizione del concorso pubblico per esami per l’assunzione a tempo indeterminato presso la Comunità della Valle di Sole di n. 1 assistente sociale – categoria D, livello base, 1^ posizione retributiva – part-time 18 ore settimanali;

– della determinazione del responsabile del servizio dott. Alberto Gasperini n. 74, del 6.11.2015, RGD n. 751 del 9.11.2015, con cui è stato “ritenuto opportuno nominare quali membri esperti della commissione la dott.ssa Daniela Romer, la dott.ssa Monica Ferrari e quale segretaria la dott.ssa Cristina Rizzi”;

– dei verbali della commissione giudicatrice n. 1, del 17.11.2015, nn. 2 e 3, del 3.12.2015, nn. 4 e 5, del 10.12.2015, e n. 6 del 18.12.2015;

– del provvedimento del 18.12.2015, n. 8539/4.1, con cui è stato reso pubblico l’esito della suindicata prova orale;

– per quanto occorrer possa, del vigente regolamento per le procedure di assunzione del personale della Comunità della Valle di Sole e, in particolare, degli artt. 2, 16 e 27 del medesimo;

– di ogni altro atto e provvedimento prodromico, successivo, connesso e consequenziale;

e per il risarcimento dei danni ingiusti.

Visti i ricorsi, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Comunità della Valle di Sole e di Chiara yyyy;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 29 settembre 2016 il cons. Alma Chiettini e uditi l’avv. Fabio Corradi per le parti ricorrenti, l’avv. Fulvio Cortese per la Comunità di valle intimata e l’avv. Sara Graziadei per la controinteressata, come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

1. In data 2 aprile 2015, con determinazione del Segretario n. 156, previo incarico della Giunta del precedente 19 marzo, la Comunità della Valle di Sole ha indetto un concorso pubblico per esami per l’assunzione di un’assistente sociale a 18 ore settimanali (categoria D, livello base).

Le prove scritte, alle quali si sono presentate 20 candidate, si sono tenute i giorni 3 e 10 dicembre 2015, mentre il loro esito (da cui è emerso che sette candidate avevano ottenuto la sufficienza in entrambe le prove) è stato reso noto il 14 dicembre. Il successivo 18 dicembre si è tenuta la prova orale.

Con deliberazione n. 11, del 29 gennaio 2016, il Comitato esecutivo della Comunità di Valle ha approvato i verbali della commissione giudicatrice e la graduatoria conclusiva del concorso, che vede al primo posto la sig.ra Chiara yyyy, controinteressata in entrambi i ricorsi qui in esame.

2.1. Le signore xxxx, xxxx, xxxx, xxxx, xxxx, xxxx e xxxx, che hanno introdotto in ricorso n.r.r. 50 del 2016, hanno sostenuto le due prove scritte del concorso ma non sono state ammesse alla prova orale per mancato superamento di una, o di entrambe, quelle prove.

2.2. Esse hanno impugnato la deliberazione n. 11 del 2016, di approvazione della graduatoria finale, ma anche la loro non ammissione alle prove orali (provvedimento del 14 dicembre 2015) unitamente alla determinazione di nomina della commissione esaminatrice (del 9 novembre 2015). Espongono, al riguardo, di avere interesse alla riedizione delle prove scritte e alla declaratoria della “illegittimità complessiva dell’azione amministrativa come si è sviluppata” (pag. 6 della memoria depositata il 6.9.2016). Il ricorso è affidato ai seguenti motivi di diritto:

I – violazione dell’art. 35, comma 3, lett. e), del d.lgs. 30.3.2001, n. 165, dell’art. 51 c.p.c., dell’art. 97 della Costituzione, dell’art. 1 della l. 7.8.1990, n. 241; eccesso di potere per violazione del principio di separazione tra attività amministrativa-politica e amministrazione attiva;

esse denunciano l’illegittima composizione della commissione giudicatrice, il cui Presidente, nonché Segretario della Comunità di valle dott. Alberto Gasperini, è stato (durante l’iter concorsuale) assessore e vicesindaco di Malè, Comune presso il quale ricopre l’incarico di assessore la vincitrice del concorso sig.ra Chiara yyyy; per altro profilo, poiché il Gasperini e la yyyy appartengono allo stesso partito politico, hanno partecipato alla medesima campagna elettorale per le elezioni amministrative 2015 a Malè, siedono insieme rispettivamente nel Consiglio comunale e nella Giunta di Malè, asseriscono che tale situazione di comunanza di interessi avrebbe dovuto imporre al Gasperini l’obbligo di astensione per incompatibilità;

II – eccesso di potere per violazione del principio dell’anonimato e per disparità di trattamento; violazione dell’art. 97 della Costituzione e dell’art. 1 della l. n. 241 del 1990;

la prima e la seconda classificata hanno presentato la busta di entrambi gli elaborati scritti con un foglio di protocollo supplementare (chiesto durante lo svolgimento dei temi) rispetto alle altre concorrenti; le deducenti asseriscono che tale dato avrebbe reso conoscibili quegli elaborati integrando una condotta idonea a porre in pericolo il rispetto della regola dell’anonimato.

Con il ricorso è stato chiesto il risarcimento dei danni patiti per l’illegittima esclusione dalla prova orale, da liquidarsi in via equitativa riconoscendo la somma di euro 1.000,00 per ogni ricorrente.

2.3. Con ricorso per motivi aggiunti le ricorrenti hanno impugnato la documentazione, esattamente citata in epigrafe, conosciuta a seguito della procedura di accesso, e hanno dedotto il seguente, ulteriore, motivo di diritto:

III – violazione dell’art. 17, comma 1, punto 4., del regolamento per le procedure di assunzione del personale della Comunità della Valle di Sole, dell’art. 18, comma 24, della l.r. 23.10.1998, n. 10, dell’art. 12, comma 2, del D.P.G.R. 19.5.1999, n. 3/L, dell’art. 97 della Costituzione, dell’art. 1 della l. n. 241 del 1990; illegittimità dell’art. 2 del regolamento per le procedure di assunzione;

esse affermano che l’intervenuta decadenza del Presidente della commissione giudicatrice dalla carica di vicesindaco di Malè “nulla muta rispetto all’intensità dei rapporti di collaborazione amministrativa, politica, professionale, di conoscenza e frequentazione personale tra il medesimo e la vincitrice” (pag. 10 della memoria con motivi aggiunti), soggiungendo anche che tali “rapporti stabili, continuativi, intensi” (pag. 2 della memoria depositata il 6.9.2016) vengono coltivati in un piccola comunità di 2179 abitanti.

3.1. La sig.ra yyyy, che ha introdotto in ricorso n.r.r. 64 del 2016, ha partecipato al concorso in esame, ha superato sia le prove scritte che la prova orale, e si è classificata al quarto posto della graduatoria conclusiva di gara.

Anch’ella ha impugnato la deliberazione n. 11 del 2016, di approvazione della graduatoria finale, unitamente alla determinazione di nomina della commissione esaminatrice (del 9 novembre 2015). Espone, al riguardo, di avere interesse alla riedizione delle prove a causa delle illegittimità che hanno caratterizzato lo svolgimento della procedura concorsuale e, in primis, per la composizione della commissione giudicatrice. Il ricorso è affidato ai seguenti motivi di diritto:

I – violazione dell’art. 35, comma 3, lett. e), del d.lgs. 30.3.2001, n. 165, dell’art. 18, comma 24, della l.r. 23.10.1998, n. 10, dell’art. 12, comma 2, del D.P.G.R. 19.5.1999, n. 3/L, dell’art. 17, comma 1, punto4., del regolamento per le procedure di assunzione del personale della Comunità della Valle di Sole; violazione degli artt. 51 e 52 c.p.c. e dell’art. 97 della Costituzione; violazione dell’art. 1 della l. 7.8.1990, n. 241; eccesso di potere per violazione del principio di separazione tra attività ammnistrativa-politica e amministrazione attiva, per sviamento e disparità di trattamento, violazione del principio di giusto procedimento e del principio di par condicio tra i candidati;

si denuncia l’illegittima composizione della commissione giudicatrice, il cui Presidente, nonché Segretario della Comunità di Valle dott. Alberto Gasperini, è stato (durante l’iter concorsuale) assessore e vicesindaco di Malè, Comune presso il quale ricopre l’incarico di assessore la vincitrice del concorso sig.ra Chiara yyyy; per altro profilo, poiché il Gasperini e la yyyy appartengono allo stesso partito politico, hanno partecipato alla medesima campagna elettorale per le elezioni amministrative 2015 a Malè, siedono insieme rispettivamente nel Consiglio comunale e nella Giunta di Malè, si asserisce che tale situazione di comunanza di interessi avrebbe dovuto imporre al Gasperini l’obbligo dell’astensione per incompatibilità;

II – violazione degli artt. 3, 97 e 51, comma 1, della Costituzione, nonché dell’art. 1 della l. n. 241 del 1990; eccesso di potere per sviamento, disparità di trattamento, perplessità; violazione del principio di giusto procedimento e del principio di par condicio tra i candidati;

si lamenta che la prova orale si sia svolta con domande poste verbalmente anziché consentendo alle candidate di estrarre a sorte fra quesiti predeterminati;

III – eccesso di potere per violazione del principio dell’anonimato e per disparità di trattamento; violazione dell’art. 97 della Costituzione e dell’art. 1 della l. n. 241 del 1990;

la prima e la seconda classificata hanno presentato la busta di entrambi gli elaborati scritti con un foglio di protocollo supplementare (chiesto durante lo svolgimento dei temi) rispetto alle altre concorrenti; si asserisce che tale dato avrebbe reso conoscibili quegli elaborati integrando una condotta idonea a porre in pericolo il rispetto della regola dell’anonimato.

Con il ricorso è stato chiesto il risarcimento dei danni patiti per la mancata aggiudicazione del concorso, da liquidarsi in via equitativa riconoscendo la somma di euro 1.000,00.

4.1. Si è costituita in giudizio l’intimata Comunità della Valle di Sole, chiedendo la reiezione di entrambi i ricorsi perché infondati nel merito.

4.2. Anche la controinteressata yyyy si è costituita per chiedere il rigetto dei ricorsi siccome infondati.

5. Alla pubblica udienza del 29 settembre 2016 i due ricorsi sono stati chiamati e, su richiesta degli avvocati delle parti, trattenuti per la decisione.

DIRITTO

1.1. Per evidenti ragioni di connessione sotto il profilo oggettivo e, in parte, anche soggettivo tra i ricorsi in epigrafe indicati il Collegio dispone la loro riunione, ai sensi dell’art. 70 c.p.a., ai fini della loro decisione con unica sentenza.

1.2. Preliminarmente, il Collegio deve esaminare – e respingere – la richiesta presentata dai procuratori delle ricorrenti, ai sensi degli artt. 39 c.p.a e 89 c.p.c., affinché questo giudice disponga la cancellazione delle affermazioni con le quali la difesa della controinteressata ipotizza una sorta di “conflitto di interessi” perché gli avvocati delle ricorrenti sarebbero consulenti dell’Ordine degli assistenti sociali al quale appartiene anche la sig.ra yyyy.

In primo luogo, si deve rilevare che tali affermazioni sono tanto generiche quanto imprecise: è stato infatti chiarito che solo l’avv. Gioncada (e non l’avv. Corradi) è impegnato a svolgere funzioni di consulenza legale con l’Ordine degli assistenti sociale della Regione Trentino – Alto Adige e che egli “non è l’avvocato degli assistenti sociali bensì il legale dell’Ordine regionale” il quale, come è noto, è legittimato a sostenere e difendere, anche per solo una parte degli iscritti, gli interessi istituzionali della categoria rappresentata (cfr., in termini, C.d.S., Ad.Pl., 3.6.2011, n. 10). Ne discende che alcun conflitto di interessi, neppure potenziale, può essere ipotizzato nel caso in esame poiché è qui in discussione non la violazione di norme poste a tutela della professione, non l’adozione di atti lesivi dell’interesse istituzionale della categoria rappresentata, bensì la legittimità di provvedimenti di un’Amministrazione adottati nello svolgimento di un concorso pubblico al quale le ricorrenti tutte hanno partecipato in quanto in possesso del titolo di assistenti sociali.

In secondo luogo, si deve osservare che proprio la genericità delle predette affermazioni comporta che le stesse non siano propriamente false, né offensive nei confronti del nominato avvocato. A parere del Collegio le deduzioni in esame sono state utilizzate come strumento processuale con l’intento di indirizzare la decisione del giudice in rito e, così, vincere la lite. Esse, pertanto, presentano un rapporto, seppure indiretto, con la materia controversa e non paiono affatto dettate da incomposti intenti dispregiativi (cfr., in termini, Cass. Civ., sez. II, 31.8.2015, n. 17325).

2.1. Nel merito, il Collegio è dunque chiamato a giudicare della legittimità di una procedura concorsuale per l’assunzione di un’assistente sociale, procedura impugnata sia da sette candidate che non hanno superato le prove scritte sia da una candidata collocatasi nella graduatoria finale ma in posizione non utile ai fine dell’assunzione. Con i due ricorsi sono state dedotte alcune irregolarità (solo in parte identiche) che hanno caratterizzato lo svolgimento della procedura; in primis, tuttavia, entrambe le impugnative contestano la viziata composizione della commissione giudicatrice, nominata con provvedimento n. 751, del 9 novembre 2015, dal Segretario della Comunità di valle dott. Alberto Gasperini e composta dallo stesso Segretario, in qualità di Presidente (in applicazione dell’art. 16 del regolamento per le procedure di assunzione del personale, allegato alla deliberazione della Comunità n. 9, del 20.6.2006), e da due componenti: la dott.ssa Daniela Roner, dipendente della Provincia di Trento, e la dott.ssa Monica Ferrari, dipendente del Comune di Trento.

L’illegittimità della presenza in detta commissione del Segretario della Comunità è stata sollevata con riferimento ad una situazione di incompatibilità che, ai sensi dell’art. 51 c.p.c., avrebbe dovuto imporre al Gasperini il dovere di astensione a fronte della partecipazione della candidata risultata vincitrice del concorso sig.ra Chiara yyyy. In proposito le ricorrenti affermano, sulla base di una serie di circostanze pubbliche e della documentazione depositata, che fra i due nominati sussistono rapporti e interessi tali da far dubitare della necessaria «terzietà» del Gasperini nelle procedure di valutazione del concorso di cui trattasi.

2.2. Su quest’ultimo punto vale specificare che qualunque candidato è autorizzato a dolersi della situazione di incompatibilità di un commissario e a denunciare, quindi, la presunta potenzialità inquinante ricollegabile a quella condizione avente rilevanza oggettiva. Inoltre, per pacifica giurisprudenza il candidato che contesta, seppure a prove espletate, la legittimità della composizione di una commissione di concorso “non ha l’onere di dimostrare lo specifico pregiudizio rivenientegli da tale vizio, atteso che questo, ove effettivamente sussistente, determina il travolgimento dell’intera procedura concorsuale e la necessità di sua ripetizione, obiettivo che ben può rilevare, sotto il profilo dell’interesse «strumentale», dal punto di vista di chi alla procedura abbia partecipato” (cfr., ex multis, C.d.S., sez. IV, 12.11.2015, n. 5137).

2.3. Per il vaglio della censura si deve principiare rammentando che nei pubblici concorsi le cause di incompatibilità si rinvengono nella disciplina di settore integrata dall’art. 51 del c.p.c., in quanto norma estensibile, in rispetto dei principi costituzionali di imparzialità, trasparenza, obiettività e terzietà di giudizio, a tutti i campi dell’azione amministrativa. Ciò comporta – per giurisprudenza consolidata – che le cause di incompatibilità dei componenti della commissione esaminatrice sono tipiche, tassative, di stretta interpretazione e quindi non estensibili in via analogica (cfr., per tutte, C.d.S., sez. VI, 27.4.2015, n. 2119, e sez. VI, 26.1.2009, n. 354).

Segnatamente, l’art. 51 c.p.c. sancisce che il giudice (e il commissario di concorso) ha l’obbligo di astenersi quando si trova in rapporto con l’oggetto della causa oppure con le parti, ovverosia nei seguenti casi:

1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;

2) se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o “commensale abituale” di una delle parti o di alcuno dei difensori;

3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o “grave inimicizia” o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori;

4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;

5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un ente, di un’associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa.

Con formula di chiusura lo stesso art. 51 stabilisce infine che, in ogni altro caso in cui esistano “gravi ragioni di convenienza”, il giudice ha facoltà di richiedere al capo dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi, rimettendo quindi, in capo allo stesso soggetto, la valutazione in ordine a quelle gravità.

2.4. Orbene, la giurisprudenza amministrativa è ferma nell’affermare che i componenti delle commissioni dei pubblici concorsi hanno l’obbligo di astenersi solamente quando ricorrono le condizioni (eventualmente) poste dalla normativa di settore e una, o più, delle condizioni previste dal riportato art. 51, con i soli margini di apertura rappresentati dall’opera di ermeneutica giurisprudenziale che si è delineata nel tempo, anche al fine di adattare la norma processualcivilistica alla specifica materia dei concorsi pubblici.

Nello specifico, e soprattutto con riferimento ad ambiti universitari e del pubblico impiego, è stato costantemente escluso che la sussistenza tra commissario e candidato di rapporti accademici e/o di ufficio, di frequentazione di corsi tenuti da docenti-commissari, di pubblicazione congiunta di lavori scientifici, di condivisione di contributi scritti, di percezione di diritti d’autore, siano situazioni idonee a integrare gli estremi delle cause d’incompatibilità previste dall’art. 51 c.p.c. (C.d.S., sez. III, 28.4.2016, n. 1628; id., sez. VI, 27.4.2015, n. 2119; id., sez. VI, 3.7.2014, n. 3366; id., C.d.S., sez. VI, 18.7.2014 n. 3850; id., sez. VI, 3.6.2010, n. 3496); che un pregresso rapporto di lavoro, pur caratterizzato da una certa intensità, sia elemento sufficiente a configurare un vero e proprio sodalizio professionale o a determinare una comunanza di interessi economici o di vita di tale intensità da rendere necessaria l’astensione dalla partecipazione alla commissione di concorso (C.d.S., sez. III, 20.1.2016, n. 192); che la conoscenza personale, l’appartenenza allo stesso ufficio e il legame di subordinazione tra un componente della commissione e il candidato rientrino nelle ipotesi di astensione di cui allo stesso art. 51 (C.d.S., sez. V, 17.11.2014, n. 5618; id., C.d.S., sez. VI, 18.7.2014, n. 3851); che sia obbligato all’astensione il presidente che ha diretto il dottorato di ricerca espletato dal candidato poi risultato vincitore (C.d.S., sez. VI, 24.5.2006, n. 3087); che l’iscrizione di commissario e candidato alla medesima organizzazione sindacale sia causa di astensione, non trovando essa fondamento in alcun dato normativo (C.d.S., sez. VI, 23.9.2014, n. 4789).

Le pronunce prese in esame (peraltro rappresentative di tante altre rinvenibili nella materia) affermano e ribadiscono tutte gli stessi principi sopra ricordati e poi, analizzando in punto di fatto le singole, specifiche fattispecie sottoposte a giudizio, rilevano che l’accertata sussistenza di un “rapporto”, di una “certa colleganza” tra commissario e candidato, non determinava il sorgere dell’obbligo di astensione perché quel rapporto, quella certa colleganza, non implicava “anche una comunanza di interessi, economici, di vita, … in assenza di ulteriori e specifici indicatori di una situazione di particolare intensità è sistematicità tale da dar luogo a un vero e proprio sodalizio professionale” (cfr., per tutte, C.d.S., n. 1628 del 2016, n. 192 del 2016, n. 4789 del 2014, cit.).

2.5. Difatti, solo quando i rapporti personali e/o professionali risultano di rilievo e intensità tali da far sorgere anche il solo sospetto che il candidato sia giudicato non in base al risultato delle prove bensì in virtù della conoscenza personale con il commissario d’esame sorge, in capo a quest’ultimo, l’obbligo di astensione ai sensi dell’art. 51 c.p.c.

Tornando all’esame di questa norma si deve ora osservare che essa impone al giudice (e al commissario) di astenersi quando ha con la parte (candidato) contatti e rapporti frequenti e intensi tali da pregiudicare l’imparzialità e la serenità di giudizio. In tal senso, dunque, e non in senso letterale, deve leggersi il termine “commensale abituale”: nell’interpretazione teleologica-sistematica delle disposizioni contenute nella norma in esame la locuzione “commensale abituale” ha dunque il significato antitetico di “grave inimicizia” contenuta al n. 3 dell’art. 51, ovvero, come ha più volte puntualizzato il Consiglio di Stato, contiene il senso di una comunanza di interessi economici, professionali, di vita, stabili o, comunque, d’intensità tale da dar luogo ad un vero e proprio “sodalizio” e da configurare, di conseguenza, perché necessariamente valutati nella loro unitarietà ed interdipendenza, la fattispecie del iudex suspectus.

3.1. Anche questo Collegio conviene con la giurisprudenza qui rammentata, invero richiamata pure dalle tesi difensive delle parti, pubblica e privata, resistenti.

Nondimeno, si deve rilevare che il caso qui dedotto presenta caratteristiche del tutto peculiari: si rileva che non uno ma molteplici sono i rapporti che hanno interessato e che interessano il Presidente della commissione e la candidata-vincitrice, unitamente al parallelo e non marginale fatto che gli eventi sono accaduti in una piccolissima comunità di poco più di 2000 abitanti, come è stato più volte rimarcato dalle parti ricorrenti. La scena si svolge tutta, difatti, nel Comune di Male, nei cui organi politici sono impegnati sia il Gasperini (prima come assessore e poi come consigliere comunale) sia la yyyy (come assessore), e dove – a poche centinaia di metri di distanza dalla sede comunale – è collocata anche la sede della Comunità di Valle (ossia l’ente pubblico costituito dai comuni appartenenti al medesimo territorio per l’esercizio di alcune funzioni in forma associata obbligatoria), nella cui amministrazione hanno lavorato e lavorano il Gasperini (Segretario della Comunità e Presidente della commissione di concorso) e la yyyy (dapprima con un contratto a tempo determinato e, poi, vincitrice del concorso di causa).

3.2. Più precisamente:

– nel mese di gennaio 2015, in vista delle elezioni del consiglio comunale e del sindaco del 10 maggio 2015, a Malè si è costituita una lista civica, denominata «Nuovo impegno per Malè», alla quale hanno aderito sia il Gasperini sia la yyyy, i quali hanno pertanto partecipato unitamente alla campagna elettorale (si veda la foto dei quindici candidati e il doc. n. 10 in atti di parte ricorrente del ricorso n.r.r. 50 del 2016);

– in quei mesi è stato indetto il concorso in esame (la deliberazione della Giunta della Comunità è del 19 marzo e la determinazione del Segretario di indizione è del 2 aprile 2015);

– alla competizione elettorale del 10 maggio la lista Nuovo impegno per Malè ha conseguito il maggior numero di voti ed entrambi i soggetti qui interessati sono stati eletti nel Consiglio comunale; pochi giorni dopo il Gasperini ha ricevuto dal nuovo Sindaco l’incarico di vicesindaco e di assessore all’urbanistica mentre la yyyy ha ottenuto l’incarico di assessore alle frazioni e all’associazionismo;

– nel frattempo (il termine era fissato al 25 maggio), la yyyy si è iscritta al concorso indetto dal Gasperini quale Segretario della Comunità di valle;

– dal giugno 2015 all’8 settembre 2015 i due assessori hanno regolarmente partecipato alla riunioni della Giunta comunale per l’amministrazione del Comune di Malè;

– con deliberazione dell’11 settembre 2015 il Consiglio comunale ha dichiarato il Gasperini decaduto dall’incarico di assessore per incompatibilità ai sensi dell’art. 8, comma 3, del D.P.Reg. 1.2.2005, n. 1/L (ove è previsto che in provincia di Trento “non possono ricoprire la carica di sindaco o di assessore i segretari comunali e i segretari delle comunità che svolgono servizio nella medesima provincia”); egli ha però continuato (e continua) a mantenere la carica di consigliere comunale di Malè;

– nel mese di novembre 2015 il Gasperini, quale Segretario della Comunità, ha nominato la commissione giudicatrice, guidata dalla sua presidenza;

– il successivo mese di dicembre si sono svolte le prove concorsuali vinte, come è oramai noto, dalla yyyy che, peraltro, era già presente nell’organico della Comunità sebbene con un contratto a tempo determinato.

4.1. Ora, è già stato ricordato che la giurisprudenza amministrativa ritiene che le cause di incompatibilità di cui all’art. 51 c.p.c. non siano suscettibili di interpretazione analogica e che in esse non rientri la pregressa appartenenza allo stesso ufficio.

Tuttavia, la stessa giurisprudenza afferma che è sul piano dell’esame fattuale del singolo contesto che devono essere rinvenute le situazioni di conflitto d’interesse, anche solo potenziali in quanto volte ad assicurare l’imparzialità dell’azione amministrativa e il prestigio della Pubblica amministrazione ponendola al di sopra di ogni sospetto indipendentemente dal fatto che la situazione incompatibile abbia realmente determinato, o meno, un risultato illegittimo (cfr., in termini, C.d.S., sez. V, 19.9.2006, n. 5444). Ne consegue che per la valutazione della sussistenza, in concreto, dell’obbligo di astensione la giurisprudenza valorizza la presenza dei già citati “ulteriori e specifici indicatori di una situazione di particolare intensità e sistematicità” di rapporti tale da determinare un “sodalizio”.

Nella fattispecie in esame il Collegio ritiene che molteplici circostanze concorrano a evidenziare che al tempo del concorso tra: – il Presidente della Commissione/Segretario della Comunità/ex assessore di Malè/consigliere comunale di Malè/aderente alla lista Nuovo impegno per Malè e – la candidata yyyy/già dipendente della Comunità/assessore di Malè/aderente alla lista Nuovo impegno per Malè, sussistesse un rapporto risalente e coerentemente evolutosi, tale da configurarsi come un saldo sodalizio politico-amministrativo, professionale e di vita pubblica che, in un territorio di dimensioni territoriale e demografica ridotte, è giuridicamente apprezzabile sul piano della contestata imparzialità. In altri termini, le circostanze che il Presidente della Commissione sia attivo nella compagine politica della candidata e che questa rivesta la carica di assessore nello stesso Comune ove quel Presidente è consigliere, Comune ove i medesimi soggetti sono anche impiegati nell’Amministrazione della locale Comunità di valle, non possono non far ritenere, per ragione di elementari regole di imparzialità (sancite nell’art. 97 della Costituzione, nell’art. 1 della legge 7.8.1990, n. 241, e nell’art. 2 della l.p. 30.11.1992, n. 23), obiettività, trasparenza, “come eccezione che conferma la regola”, che l’attività di valutazione della Commissione,“per quanto nella dinamica del normale funzionamento dell’organo collegiale di valutazione”, sia – e appaia – viziata (cfr., C.d.S., sez. VI, 18.7.2014, n. 3850).

4.2. Ne consegue che i due ricorsi in esame devono essere accolti, poiché l’accertata illegittima presenza anche di un solo componente di una commissione di concorso comporta, quale conseguenza obiettiva, l’illegittimità della composizione dell’intera commissione e, senza necessità del riscontro positivo di ulteriori irregolarità, l’invalidità di tutta l’attività da essa posta in essere, ivi compresi la valutazione delle prove concorsuali e l’esito del concorso. Il vizio rilevato, infatti, in quanto incidente sulla terzietà e sull’imparzialità della commissione giudicatrice, pregiudica la regolarità dell’intero procedimento e lede la par condicio dei concorrenti, pur se in termini non direttamente controllabili, a causa dell’alterazione della serenità di giudizio riconducibile alla presenza di un membro sprovvisto, per presunzione legale, del necessario distacco nella valutazione dei candidati. Ciò impone, di conseguenza, con assorbimento delle censure sollevate avverso il concreto operato della commissione, l’annullamento non solo della determinazione del Segretario della Comunità n. 751, del 9 novembre 2015, ma anche di tutti gli atti procedimentali successivi e conseguenti ad essa, con obbligo per l’Amministrazione di riprendere il procedimento fin dalla nomina della commissione stessa.

5.1. All’opposto, non può essere accolta la domanda di risarcimento dei danni, patrimoniali e non, asseritamente subiti dalle ricorrenti.

La giurisprudenza ha chiarito che anche nel giudizio risarcitorio che si svolge davanti al giudice amministrativo occorre rispettare il principio generale dell’ordinamento in base al quale spetta alla parte l’onere di fornire la prova dei fatti che sono nella propria disponibilità e che vengono posti a fondamento delle domande introdotte. Segnatamente, dal combinato disposto degli artt. 2697 c.c., 63 e 64 c.p.a., compete al ricorrente che chiede il risarcimento del danno da illegittimo esercizio della funzione pubblica fornire la prova dei fatti costitutivi della correlata domanda. E se anche può essere ammesso il ricorso alle presunzioni semplici per fornire la dimostrazione dell’an e del quantum del danno, è comunque ineludibile l’obbligo di allegare circostanze di fatto precise (cfr., T.R.G.A. 25.2.2016, n. 109). Neppure è ammissibile la richiesta valutazione equitativa, prevista dall’art. 1226 c.c., perché essa presuppone che risulti comunque comprovata l’esistenza di un danno risarcibile, fatta salva la presenza di situazioni di impossibilità (o di estrema difficoltà) di presentare una puntuale prova solo sul “preciso ammontare” del danno subito (cfr., T.R.G.A. 6.9.2016, n. 327).

Risulta, pertanto, decisivo il rilievo che le parti ricorrenti si sono limitate a formulare una richiesta di danni del tutto generica, come se spettasse a questo giudice ricercare d’ufficio i pregiudizi da esse subiti a causa dall’illegittimo agire dell’Amministrazione della Comunità della Valle di Sole.

5.2. Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate a favore delle parti ricorrenti nella misura determinata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa della Regione autonoma Trentino – Alto Adige / Südtirol, sede di Trento,

definitivamente pronunciando sui ricorsi n.r.r. 50 del 2016 e n.r.r. 64 del 2016, come in epigrafe proposti,

li riunisce e li accoglie e, per l’effetto, annulla la determinazione del Segretario della Comunità di valle n. 751, del 9 novembre 2015, e tutti gli atti procedimentali successivi ad essa.

Condanna la Comunità della Val di Sole e la sig.ra Chiara yyyy, in solido, al pagamento delle spese di giudizio nella misura complessiva di euro 3.000,00 (tremila) oltre a oneri di legge a favore delle sig.re xxxx, xxxx, xxxx, xxxx, xxxx, xxxx e xxxx, e di euro 2.000,00 (duemila) oltre a oneri di legge a favore della sig.ra yyyy. Ad entrambe le parti ricorrenti deve, inoltre, e sempre in solido, essere rifuso il contributo unificato ai sensi dell’art. 13, comma 6 bis 1, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Trento nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2016 con l’intervento dei magistrati:

Roberta Vigotti, Presidente

Carlo Polidori, Consigliere

Alma Chiettini, Consigliere, Estensore