ORARI SALE VLT: illegittima ordinanza che limita a sole 6 ore al giorno

letto 1450 voltepubblicato il 08/12/2016 - 10:59 nel blog di Simone Chiarelli, in Disciplina delle attività produttive (SUAP e non solo)

ORARI SALE VLT: illegittima ordinanza che limita a sole 6 ore al giorno

TAR VENETO, SEZ. III – sentenza 7 dicembre 2016 n. 1346

N. 01346/2016 REG.PROV.COLL.
N. 01337/2016 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto
(Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;sul ricorso numero di registro generale 1337 del 2016, proposto da: Società xxxx s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Michele Greggio, Vladimiro Pegoraro e Mariangela Crescenzi, domiciliata ope legis ai sensi dell’art. 25 cod. proc. amm. presso la Segreteria del T.A.R. Veneto in Venezia, Cannaregio, 2277/2278;

contro

Comune di San Donà di Piave, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Eugenia Candosin, domiciliato ope legis ai sensi dell’art. 25 cod. proc. amm. presso la Segreteria del T.A.R. Veneto in Venezia, Cannaregio, 2277/2278;

per l’annullamento

– del Regolamento comunale in materia di giochi approvato dal Comune di San Donà di Piave con D.C.C. del 25 luglio 2016 n.75 pubblicata nell’Albo pretorio on line in data 9 agosto 2016;

-di ogni atto connesso, presupposto o consequenziale.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di San Donà di Piave;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2016 il dott. Michele Pizzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con ricorso notificato, in data 31 ottobre 2016, al Comune di San Donà di Piave, la società xxxx s.r.l., esercente l’attività di videolotteria con sistemi di gioco VLT di cui all’art. 110, comma 6, R.D. n.773/1931 ed autorizzata ai sensi dell’art. 88 del medesimo Regio Decreto, ha impugnato il Regolamento Comunale, disciplinante la materia dei giochi leciti di competenza comunale, adottato dal Comune di San Donà di Piave con D.C.C. n.75 del 25 luglio 2006 e pubblicato nell’Albo pretorio on line in data 9 agosto 2016.

Il ricorso, contenente altresì domanda di risarcimento del danno, si articola nei seguenti motivi:

1) Eccesso di potere per illogicità dell’azione amministrativa, violazione degli articoli 7 e 50 D.Lgs n.267/2000;

2) Incompetenza, eccesso di potere per difetto dei presupposti, per illogicità e insufficienza della motivazione, violazione del D.P.C.M. 23 dicembre 2003 recante attuazione dell’art. 51, comma 2, L.n.3/2003, violazione dell’art. 20 L.R. n.5/2016, violazione dell’art. 14, comma 2, lett. q) L.n.23/2014 (con riguardo all’art. 8, comma 6, del Regolamento impugnato);

3) Eccesso di potere per contraddittorietà e illogicità della motivazione, violazione dell’art. 20 L.R. 15/2015 (con riferimento all’art.11 del Regolamento impugnato);

4) Eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità della motivazione sotto altro profilo, violazione dell’art. 20 L.R. n.15/2015;

5) Incompetenza, eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità della motivazione sotto altro profilo, violazione dell’art. 20 L.R. n.15/2015 (con riferimento all’art. 8, comma 10, del Regolamento impugnato).

Il Comune di San Donà di Piave si è costituito in giudizio chiedendo il rigetto del ricorso.

All’udienza del 1° dicembre 2016 la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato nei limiti che ora si espongono.

Il primo motivo di ricorso è infondato.

Infatti, a differenza da quanto affermato nel ricorso, risulta legittima la scelta del Comune di regolare in modo generale gli orari di apertura delle sale giochi mediante lo strumento regolamentare ai sensi dell’art. 20 L.R. n.6/2015, in quanto non sussiste alcun obbligo in capo all’Amministrazione comunale di disciplinare singulatim l’orario di ogni singola sala gioco, considerando altresì che, anche con lo strumento dell’Ordinanza sindacale ai sensi dell’art. 50, comma 7, D.Lgs n.267/2000, il Sindaco regola in via generale ed uniforme gli orari di apertura delle varie categorie di esercizi commerciali, non dovendo affatto procedere alla valutazione e regolazione degli orari caso per caso.

Il primo motivo di ricorso, pertanto, deve essere rigettato.

Il secondo ed il quinto motivo di ricorso, in quanto strettamente connessi, possono essere congiuntamente esaminati ed entrambi dichiarati infondati.

In primo luogo occorre rilevare che la competenza in capo al Comune di regolare e disciplinare il requisito della visibilità all’esterno delle aree da gioco, così come anche gli arredi delle postazioni da gioco, discende in via diretta dalla competenza generale attribuita ai Comuni in subiecta materia dall’art. 20 “Disposizioni in materia di prevenzione, contrasto e riduzione del rischio dalla dipendenza del gioco d’azzardo patologico (GAP)” della Legge Regionale n.6/2015 ove viene stabilito, al comma 3, che: “I comuni, in conformità al principio di sussidiarietà di cui all’art. 118 della Costituzione, sono competenti in via generale all’attuazione della presente legge […]”, con l’unico limite, insussistente nel caso di specie, della manifesta irragionevolezza o sproporzionalità della disciplina comunale.

In secondo luogo, con riguardo alla specifica disciplina contenuta nell’art. 8, commi 6 e 10, del Regolamento del Comune di San Donà di Piave, si osserva come la società ricorrente non abbia legittimazione attiva né in ordine alla questione concernente la tutela del diritto alla privacy delle persone fisiche (ludopatiche o meno) che praticano il gioco d’azzardo lecito, né in merito all’interesse dei giocatori di “intrattenersi comodamente nei minuti che dedicano a tale divertimento” (pag.21 del ricorso).

Inoltre la legittimità della norma regolamentare (art. 8 del Regolamento de quo) non può essere valutata con il criterio della maggiore o minore onerosità degli interventi che le sale giochi devono effettuare all’interno dei loro locali per adeguarli alle prescrizioni regolamentari, né è possibile utilizzare, quale parametro di legittimità del regolamento impugnato, l’art. 14 “giochi pubblici” della Legge n.23/2014 “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”, dal momento che tale norma, in mancanza di tempestiva attuazione della delega ivi prevista, ha chiaramente perduto efficacia, non potendo neppure l’interprete supplire in via ermeneutica, in virtù del principio della separazione dei poteri.

Il secondo ed il quinto motivo di ricorso, pertanto, devono essere rigettati.

Risulta, invece, fondato il terzo motivo di ricorso laddove viene impugnato l’art. 11 “orari” del Regolamento comunale oggetto del presente giudizio, che consente l’apertura delle sale giochi autorizzate ai sensi degli articoli 86 e 88 T.U.L.P.S. “dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i festivi”.

A prescindere dalla questione riguardante le ore in cui la ricorrente poteva in precedenza tenere aperta la sala giochi (24 ore o 20 ore giornaliere come rispettivamente affermato dalla ricorrente e dal Comune di San Donà di Piave), rimane tuttavia sproporzionata ed ingiustificata la drastica riduzione dell’orario di apertura delle sale giochi compiuta con l’art. 11 del Regolamento de quo: orario attualmente ridotto a 6 ore giornaliere, con un abbattimento superiore al 50%.

La manifesta sproporzionalità di tale riduzione di orario confluisce nel lamentato vizio di eccesso di potere dedotto nel terzo motivo di ricorso che, pertanto, deve essere accolto, con conseguente annullamento dell’art. 11 del Regolamento comunale impugnato.

Il quarto motivo di ricorso è manifestamente infondato.

Infatti, pur essendo auspicabile, in un’ottica di maggior coordinamento delle discipline comunali di contrasto alla ludopatia, che i Comuni limitrofi adottino regolamentazioni per quanto possibile uniformi in subiecta materia, tuttavia non sussiste alcun obbligo in tal senso, ben potendo ogni Comune provvedere autonomamente, né tale aspetto può in alcun modo influire di per sé sulla legittimità della singola regolamentazione comunale.

Il quarto motivo di ricorso, pertanto, deve essere rigettato.

Infondata è, infine, la domanda risarcitoria dal momento che il ricorrente non ha fornito alcuna prova né in punto di an né in punto di quantum dei danni asseritamente subiti, con la conseguenza che la domanda di risarcimento del danno deve essere rigettata.

In definitiva il ricorso deve essere accolto nei limiti esposti, con conseguente annullamento in parte qua del Regolamento comunale impugnato.

Data la reciproca soccombenza si ritiene equo disporre la compensazione delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto (Sezione Terza)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie ai sensi e per gli effetti di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Venezia nella camera di consiglio del giorno 1 dicembre 2016 con l’intervento dei magistrati:

Oria Settesoldi, Presidente

Marco Rinaldi, Referendario

Michele Pizzi, Referendario, Estensore