ANCI: nota su produttore agricolo e street food (5/3/2018)

letto 1661 voltepubblicato il 08/03/2018 - 15:41 nel blog di Simone Chiarelli, in Disciplina delle attività produttive (SUAP e non solo)

ANCI: nota su produttore agricolo e street food (5/3/2018)

Nota di indirizzi in tema di vendita diretta dei prodotti agricoli a seguito dell’entrata in vigore della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio per il 2018).

Come è noto lo scrivente Dipartimento in più occasioni ha fornito alle
Amministrazioni comunali indicazioni interpretative della normativa in tema di
vendita diretta dei prodotti agricoli svolta ai sensi dell’articolo 4 del decreto
legislativo 18 maggio 2001, n. 228, in particolare, riguardo all’effettuazione della c.d.
“somministrazione non assistita” nell’ambito della predetta attività di vendita (cfr.
Nota di indirizzi del 9 settembre 2013).
Confermando la validità di quanto argomentato in precedenti Note, si ritiene utile
riscontrare, con la presente, le richieste di chiarimenti avanzate da taluni Comuni in
ordine alle corrette modalità applicative delle novità legislative afferenti alla materia
di cui ci occupiamo recate dalla legge n. 205 del 2017 cit.
In particolare, l’articolo 1, comma 499, della legge n. 205 cit. ha novellato l’articolo 4
del decreto legislativo n. 228 del 2001 inserendo nel comma 8-bis le parole “vendere
prodotti agricoli, anche manipolati o trasformati, già pronti per il consumo,
mediante l’utilizzo di strutture mobili nella disponibilità dell’impresa agricola, anche
in modalità itinerante su aree pubbliche o private, …”.
Conseguentemente, nell’ambito dell’attività di vendita diretta dei prodotti agricoli,
comprensiva della eventuale “somministrazione non assistita” degli stessi effettuata
utilizzando i locali e gli arredi nella disponibilità dell’imprenditore agricolo, è
possibile che il medesimo imprenditore eserciti quello che oramai viene definito lo
“street food agricolo”, naturalmente nel rispetto delle vigenti normative igienicosanitarie.

Ciò premesso, si forniscono le seguenti indicazioni sullo svolgimento dello “street
food agricolo”.

Per quanto concerne l’ambito territoriale entro il quale l’imprenditore
agricolo può procedere alla suddetta specifica modalità di vendita è evidente
che, come espressamente previsto dalle disposizioni generali sulla vendita
diretta, lo “street food” può essere svolto in tutto il territorio della
Repubblica senza che rilevi l’ubicazione dell’azienda agricola di produzione.
In tal senso valgono le precisazioni recate dalla Nota di indirizzi del 10 luglio
del 2012 dello scrivente Dipartimento anche per quanto concerne i
chiarimenti in ordine alla modalità itinerante o meno della vendita.

Con riferimento all’ambito temporale lo “street food” può essere svolto nel
corso di tutto l’anno non rilevando, in particolare, eventuali disposizioni
afferenti alla programmazione dell’attività della rete commerciale.

Circa le attrezzature utilizzabili, si prevede l’impiego di “strutture mobili nella
disponibilità dell’impresa agricola” che deve intendersi quale possibilità per
l’imprenditore agricolo di servirsi di qualsivoglia bene mobile, anche
registrato (art. 815 cod. civ.), purché idoneo dal versante igienico-sanitario
alla vendita e alla somministrazione non assistita di prodotti agricoli ed
agroalimentari.

Le predette strutture mobili devono essere “nella disponibilità dell’impresa
agricola” e, pertanto, non è necessario che siano di proprietà dell’impresa
stessa essendo sufficiente che siano utilizzate sulla base di un titolo
giuridicamente valido ed efficace (ad es. in comodato).

Quanto ai prodotti che possono formare oggetto dello “street food” di cui ci
occupiamo si chiarisce che:
in ossequio alla disposizione generale di cui all’articolo 4, comma 5, del
decreto legislativo n. 228 cit. possono essere posti in vendita – anche in
modalità “street food” – “prodotti derivati, ottenuti a seguito di attività di
manipolazione o trasformazione dei prodotti agricoli e zootecnici”. Qualora,
tuttavia, si utilizzino per la vendita strutture mobili (v. supra) i prodotti
devono presentarsi “già pronti per il consumo”. Accedendo alla
interpretazione giurisprudenziale formatasi in materia (cfr. ad es. Cass. sent.
n. 303 del 1988 o, in termini simili, Cons. di Stato sent. n. 499 del 1998 ) si
deve ritenere che prodotti già pronti per il consumo siano quelli che non
necessitino di cottura sul posto per essere edibili ma che, al limite, possano
essere meramente riscaldati, anche su richiesta del consumatore, non
essendo, quindi, possibile un’attività di manipolazione nel luogo di vendita. In
altri termini riscaldare, ad es., in un forno elettrico un prodotto alimentare
pronto per il consumo è operazione compatibile con la novella normativa in
commento, viceversa non lo è l’attività di manipolazione sul posto di prodotti
agricoli e zootecnici tanto più se detta attività si sostanzi in una “cottura”
degli stessi.

 L’attività di “street food agricolo” può essere svolta congiuntamente a quella
di somministrazione non assistita dei prodotti venduti utilizzando gli arredi
nella disponibilità dell’imprenditore agricolo. Al fine di meglio circoscrivere i
confini della predetta somministrazione è opportuno rinviare alla recente
risoluzione del Ministero dello Sviluppo Economico n. 59196 del 9 febbraio
2018 laddove si chiarisce che “non può escludersi l’utilizzo di posate di
metallo, di bicchieri di vetro, nonché di tovaglioli di stoffa quando questi sono
posti a disposizione della clientela con modalità che non implicano un’attività
di somministrazione, ossia quando non si tratti di <<apparecchiare>> la tavola
con le modalità proprie della ristorazione, ma solo mettere bicchieri, piatti,
posate e tovaglioli puliti a disposizione della clientela per un loro uso
autonomo e diretto.”

A cura del Dipartimento Attività produttive
Roma, 5 marzo 2018