Incontrarsi, Partecipare, Condividere, Innovare

letto 2904 voltepubblicato il 30/11/2009 - 12:32 nel forum Forum generale, in Servizi per l'Impiego

...alcune parole chiave per il gruppo dedicato ai Servizi per l’Impiego, pensato per raccogliere pareri, contributi e discussioni sui temi concreti che investono il mondo dei servizi per l’impiego.
Raccogliamo e rilanciamo, dunque, l’esperienza della storica comunità professionale degli operatori dei Servizi per l’Impiego cercando di sostenere e incentivare l’Innovazione e la Qualità attraverso la promozione e la diffusione di progetti che vanno in questa direzione.
Il gruppo è a disposizione di coloro che sperimentano, introducono idee e azioni innovative nel loro lavoro…insomma rischiano un po’ e provano a cambiare le cose.
Speriamo diventi realmente lo spazio per accogliere e diffondere idee che possano migliorare i servizi verso il cittadino e, perché no, ottimizzare e semplificare il nostro lavoro.
Un invito a tutti coloro che lavorano nell'ambito del serivizi per il lavoro: fateci conoscere le vostre iniziative sui SPI che sfruttando le potenzialità web 2.0 riescano ad applicare i principi di Trasparenza, Partecipazione, Empowerment
Saluti a tutti
 

8 commenti

profilo vuoto

profilo vuoto28/06/2010 - 13:13
Il patto di servizio da te sottoscritto non trova riscontro nella giurisprudenza giurilavoristica, ma è uno strumento preso a prestito dal chi si occupa di orientamento e formazione. E' In uso dal 2007 per l'attuazione delle attività del programma ministeriale sperimentale denominato PARI per i lavoratori percettori e non, iscritti nelle liste di mobilità. Questo strumento, diventa (e purtroppo diventarà) un pilastro per tutti coloro che si iscriveranno presso la nuova anagrafe dei CPI e sarà accompagnato da un piano di azione individuale (PAI) concordato dal CPI e dal lavoratore che specifica il singolo percorso condiviso per il riconoscimento dello status di disoccupato o inoccupato. Il mancato rispetto dei contenuti determinerà la perdita dello stesso e la fuoriuscita dagli elenchi disponibili. Tu, se mi è consentito, sei stata tra i pionieri di tale procedura che per alcuni versi è discriminatoria perché vincola, tra l'altro, solo alcuni soggetti (Target) e non tutta la popolazione in anagrafe; ad esempio solo i percettori di mobilità e quindi i lavoratori privati e non anche i lavoratori pubblici coloro che si avvalgono di istituti di ammortizzatori sociali (es. insegnanti). In pratica le attività di cui tu sei protagonista si collocano in quelle che attualmente vengono definite politiche di re-impiego o con terminologia anglossassone di Welfare to Work. Tralasciando la parte nozionistica, il nuovo sistema di riconoscimento dei benefici di ammortizzatori sociali di cui tu sei titolare, subordana il percepimento dell'indennità ad una serie di interventi "attivi" sia da parte tua che della struttura di appartenenza. Il CPi dovrebbe aiutarti in questa ricerca di lavoro, che è anche di autoimpiego, e convocarti di volta in volta per proporti un percorso di riqualificazione, di autoimpiego o occupazionale. Quest'attività sinallagmatica di stampo puramente del Nord Europa finché la politica non innesca un processo reale di competività con gli Stakhoders territoriale è, al momento una semplice utopia. Pertanto, ti consiglio di osservare il contenuto del patto di servizio (che è attualmente minimale) e confidare in una ripresa della curva del mercato del lavoro che, prima o poi, dovrà invertire il trend negativo. In bocca al lupo.
Laura Spampinato

Laura Spampinato28/06/2010 - 15:06
cito "Il gruppo è a disposizione di coloro che sperimentano, introducono idee e azioni innovative nel loro lavoro…insomma rischiano un po’ e provano a cambiare le cose." grazie per la tua risposta, ma non è esattamente ciò che mi aspettavo. Vorrei capire cosa si sta facendo di innovativo rispetto a quando nel 1998, lavorando in un CILO, mi chiesi cosa potevo fare per far incontrare quelli che orientavo con i potenziali datori di lavoro della zona. Convinsi il sindaco a firmare una convenzione per poter svolgere anche attività di preselezione presso il locale Centro per l'impiego e organizzai un convegno con la presenza della popolazione, di imprenditori, disoccupati e stagisti (che ottenni mi affiancassero - legge Treu - mostrando i risultati del loro lavoro e cioè vere e proprie tesine con presentazione pubblica anche di dati e richieste/valutazioni del servizio da parte dell'utenza che all'epoca lì afferiva). L'obiettivo era fare marketing del CPI in modo da incoraggiare tutti a rivolgersi al Centro per ogni necessità di collaboratori, ma anche divulgare informazioni su corsi gratuiti che potevano essere frequentati per migliorare le proprie competenze, per cui in breve diventò punto di riferimento generale, fino a quando scelte di politica locale spensero i riflettori. Nel 2005 ho avuta la fortuna di poter gestire presso il Comune di Milano uno Sportello nuovo di incontro domanda offerta per Famiglie e Assistenti familiari ed ero arrivata al punto di poter presentare già al primo colloquio con la famiglia una rosa di 5 candidature in possesso dei requisiti necessari. L'assunzione avveniva di conseguenza, gestita con l'assistenza dell'ufficio. Il successo di questa iniziativa dipese dalla pubblicità che fu fatta, in prima battuta dall'Assessorato ideatore e poi dal successivo che ne assunse la gestione, con riprese televisive e articoli sui giornali. Con questo voglio dire che solo se i Centri per l'impiego escono in modo originale ed attrattivo fuori dai loro uffici e vanno a presentare pubblicamente i servizi che possono offrire avranno un futuro. Per aprire un centro privato accreditato in franchising e poter fare selezione di personale mi han chiesto 18.000 euro di fee. Non li ho e non lo posso aprire, ma sono sicura che chi intraprende nel settore sarà ben contento della vostra estinzione. In fondo, se ci pensate bene, per uno che sa usare i sistemi informativi, basta un pc e una pec, piuttosto che andare inutilmente a "patteggiare". Ti chiedo quindi di nuovo: pensi di poter prendere delle iniziative? Nella tua zona poi, in questo momento, immagino come stai! Quanto il tuo Centro può "accompagnare" chi ha bisogno di lavoro al lavoro? Quanto può essere ascoltato da potenziali datori di lavoro? Secondo me, dovresti avere il "potere" di alzare il telefono e proporre incontri presso la tua sede per far conoscere - senza impegno - disoccupati con determinate caratteristiche a determinati Uffici del personale (se grandi aziende) o piccoli imprenditori, settore per settore, sperimentando e vedendo che succede. Si possono organizzare degli eventi, ad esempio, e a tavolino inmodo molto informale si presentano le aziende a chi cerca lavoro. Una volta sono andata a vedere in una grande sala come si svolgeva: prendevo l'iniziativa, mi sedevo, presentavo il mio cv, e loro mi dicevano se erano interessati o meno. Ci si guardava in faccia, insomma, e poteva scaturire un'occasione per chi rimane a casa mesi e mesi senza mai ricevere una risposta e una proposta. Se non le organizza queste cose un Centro per l'impiego, con il supporto che ha dal Ministero, chi lo può fare?
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profilo vuoto29/06/2010 - 08:50
Questa discussione potrebbe continuare all'infinito perché ci sarebbe molto, ma molto da discutere sul concentto di intermediazione e quindi di mediazione D/O. In primis non dimentichiamoci che il processo che ha determinato il passaggio dalle vecchie circoscrizione ai CPI si lega sia alla sostanziale condizione di monopolio pubblico del mercato del lavoro che ha visto la condanna dell'Italia in sede Europea che della nascita dell'Unione Europea che ha imposto le c.d. buone patriche dei Paesi aderenti. Noi come CPI svolgiamo attivamente l'attività di mediazione e le aziende sono regolarmente ospitate e insieme valutiamo i curricula dei potenziali candidati. Ma ricorda chi opera all'interno del mercato del lavoro sa che delle aziende non ci si può fidare. Il loro unico obiettivo è solo e unicamamente la massimizzazione del profitto: ad ogni costo. Un esempio? Fotografando il territorio ci si accorge che la tipologia di assunzione maggiormente utilizzato è il contratto a tempo indeterminato (altro che legge biagi). Ma un'analisi attenta evidenzia che la quasi totalità dei contratti cessa al raggiungimento del terzo anno e guarda caso tutti per dimissioni del lavoratore. Oppure le aziende cessano le attività, ripartono con una nuova partita IVA e assumono gli stessi lavoratori licenziati e posti in mobilità per rubare loro gli incentivi di sostegno al reddito. Non ti dico dei tirocini, furto ai danni dei lavoratori che svolgono difatto un lavoro subordinato per pochi spiccioli. La realtà è che il mercato del lavoro e la mediazione è semplice utopia perché è troppo sbilanciato a favore delle aziende. Il caso di Pomigliano penso sia emblematico. Il ricatto e la negazione di diritti costituzionali dopo che per decenni hanno preso contributi dallo Stato. Ha ragione Beppe Grillo, i soldi vanno dati direttamente ai lavoratori. Quindi, lasciamo perdere le iniziative, i servizi e il marketing territoriale. L'unico strumento reale di servizio che potresti dare è gestire direttamente l'attività di formazione, ma (sai sono mal pensante) questo è il vero business che nessuno darà in gestione direttamente a chi gestisce i servizi di mediazione. Un altra considerazione è la moltitudine di agenzie di somministrazione nate dopo la riforma del 1999 e sulle cui finalità preferisco non pronunciarmi per dignità personale. Quindi ti ribadisco il concetto che il mercato del lavoro non esiste perché tutti i soggetti che lo compongono non hanno pari dignità e opportunità e hanno nei SPi il loro (purtroppo e voluto) punto debole.
Cosimo Martella

Cosimo Martella29/06/2010 - 10:15
Buongiorno, scusate la mia intromissione, concordo che il tema trattato può innescare una discussione infinita, condivido in larghissima parte quanto detto dal Sig. vdiruocco e aggiungo (con riferimento a lavori di minore profilo) che spesso ci si trova di fronte a casi dove quanto promesso in fase di selezione non viene poi rispettato ( esempio la ditta promette l’ assunzione on l’applicazione dei CCNL e poi di fatto propone un contratto co.co.pro o addirittura chiede all’aspirante lavoratore l’apertura di partita IVA). Da non dimenticare poi che i CPI ( che i teoria dovrebbero essere i propulsori di politiche attive per i lavoro) di fatto non gestiscono nessuna risorsa economica.
Laura Spampinato

Laura Spampinato29/06/2010 - 10:04
il tuo intervento è così stimolante che spero ottenga risposte numerose, ed è un peccato che il periodo non sia favorevole (ferie). Il fatto che le aziende pensino solo a massimizzare i loro profitti è ovvio. Se tu avessi all'improvviso per vincita o eredità una somma da investire, potresti decidere di comprare case ed affittarle oppure di aprire un'attività ed assumere collaboratori. Il tuo dovere a mio avviso dovrebbe essere quello di garantire sicurezza nel posto di lavoro, non discriminare, creare un buon clima, pagare puntualmente, e questo fino a quando il tuo mercato di riferimento tiene e la tua famiglia vive serena. Se diventare imprenditori significasse automaticamente passare per approfittatori (anche i padroni di casa, allora), dovremmo rivoluzionare l'assetto sociale e prevedere nè proprietà nè imprenditorìa privata, e questa ipotesi mi pare assai lontana. Sono le leggi che devono dare dei freni all'egoismo umano, e allora ben venga la tua diffidenza nel prevedere come non far approfittare di aiuti sinceri chi non li merita. E' vero che è esploso a un certo punto il mercato dell'interinale, ma se vai ben a vedere dietro molte di queste società ci sono i sindacati, che indeboliti dal fatto che diminuivano le quote fisse prese dagli stipendi dei lavoratori stabili cercavano altre fonti per mantenere in piedi le loro strutture: una buona fonte è il lavoro temporaneo intermediato da loro, così come la formazione nell'ambito delle doti e moltissimi corsi finanziati. Ovunque vi sia spazio per acquisire fondi, chi più sa più vi accede. Di assunzioni a tempo indeterminato al nord ne ho viste raramente, e invece molte somministrazioni, ancor più co.co.co. o co.co.pro. e partite iva imposte per poter continuare nelle stesse mansioni. Chi ti scrive dovette lasciare per legge la scrivania dall'oggi al domani perchè aveva compiuto tre anni di somministrazione, e dato che doveva finire di scrivere dei Quaderni sul lavoro li terminò con un contratto da co.co.pro. Buffo, vero? Non sono rassegnata, anzi, se sono qui a scriverti è perchè spero che possiate cambiare questo sistema dal quale ormai sono fuori. E non potete farlo se non in modo propositivo, studiando dettagliatamente quelle leggi e quei regolamenti attuativi che rendono possibili o impossibili le cose da fare. ti saluta nonna Laura, dalla pancia del lupo :)
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profilo vuoto29/06/2010 - 13:16
La tua è solo utopia.Il mercato funziona in un altro modo. Non esistono ideali, ma solo profitti. Guarda che le crisi economiche sono studiate a tavolino per garantire i profitti dei grandi gruppi. Se sei interessata, informati sui max profitti realizzati dagli istituti di credito o altri gruppi. Non è demagogia ma semplice raccolta di dati. E poi i sindacati, legittimati alla mediazione, anche se autorizzati non sono stati ancora accreditati e nutro serie dubbi su un possibile incremento percentuale a livello occupazionale. Immagina che le società ex interinali raccolgono appena il 7% delle assunzioni effettuate e i CPi il 3%. Ripeto i mercati in genere non sono mai in equilibrio e non esiste la mano invisibile di Smith. Inoltre la politica si nutre di lavoro e non viceversa e gioco forza è l'arma per governare. Ad ogni modo non voglio sembrarti pessimista. naneamche spettatore distratto. Come Responsabile di un CPI fotografo ogni giorno la realtà che è ben diversa da quella che ci appare in TV. Non sono garantite neanche le fasce deboli e per me il fallimento di politiche per soggetti svantaggiati è il fallimento di una classe politica incapace di governare i processi o di creare regole condivise per una fattiva cittadinanza attiva. Un filosofo napoletano di cui mi sfugge il nome ha lanciato l'idea di una nuova economia, una economia c.d. sociale e sostenibile. Forse bisognerebbe cambiare direzione.......
profilo vuoto

profilo vuoto28/06/2010 - 10:24
Salve, sono il Responsabile del CPi dI Pomigliano d'Arco, pongo all'attenzione dei colleghi (tutti e non solo quelli meridonali) una riflessione sul perché della nascita dei CPI e sulla sostenibilità concreta delle politiche attive, mission naturale dei SPI. A distanza di circa 10 anni dalla nascita di queste nuove strutture, sono sorte in Italia strutture (non governate e gestite da strutture parallele tipo Italia Lavoro o similari) capaci di governare il processo locale delle Politiche attive in piena autonomia? La risposta unica per tutti i CPI nazionali è semplicemente NO. Il perché? Ho una mia teoria e mi piacerebbe confrontarla con voi. Aspetto commenti e partecipazione. Grazie
Laura Spampinato

Laura Spampinato28/06/2010 - 11:00
ho appena messo via i documenti relativi al mio stato di disoccupazione, essendo terminato il periodo in cui sono stata beneficiata dall'indennità e ora pazientemente dovrò aspettare la pensione perchè non riesco a trovare occupazione alla mia età. C'è una limitazione importante che frena coloro che appartengono al sistema retributivo: cercando/accettando un lavoro di minore profilo rispetto al passato, si compromette gravemente la futura pensione. Questo voi lo sapete, operatori dei CPI, pertanto non vi verrebbe mai in mente di offrire a un over 55 che avete in elenco una posizione di lavoro più bassa rispetto al suo profilo. Ma devo dire che ciò che era scritto nel Patto - che io ho rispettato non smettendo mai di cercare lavoro - non è stato rispettato dal mio CPI, che mai una volta mi ha convocata dopo la sottoscrizione. Questo vuol dire che non aveva niente da offrire, per un anno intero, e che la sua funzione è stata solo quella di certificare lo stato di disoccupazione. Mi interessa molto sapere qualcosa riguardo la tua teoria, purchè produca una proposta risolutiva (alle emergenze si dovrebbe rispondere con provvedimenti adeguati e urgenti).